L’elezione di Papa Francesco ha mosso l’interesse e la coscienza di molti. Per settimane tutto il mondo è stato in attesa dell’elezione del Pontefice, come se tutti, non solo i cattolici, non solo i cristiani, ma anche i rappresentanti delle altre religioni, anche coloro che non si riconoscono in un credo, percepissero l’esigenza di una guida, un faro nel deserto del mondo e della crisi.

Ci sono, però, due gravi rischi di fronte all’elezione di Papa Francesco, di fronte all’entusiasmo che giustamente ha invaso le strade delle città e i cuori degli uomini. Percepisco questi rischi soprattutto nel mondo della carta stampata, nel mondo degli intellettuali, nel mondo che conta. Il primo rischio è quello di ridurre Papa Francesco al proprio pensiero, alle proprie idee. Non andare al cuore della sua fede e del suo agire, come Papa Francesco ha più volte sottolineato in questo inizio di Pontificato, e il cuore è Cristo, è Lui che conta, è Lui che vince. «Cristo è il centro».

Allora, aldilà delle differenze di carattere, aldilà delle differenze di storia, aldilà dei carismi diversi, uno avverte la continuità tra un Papa e l’altro, tra Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Ma se dimentichiamo il centro, se dimentichiamo che il cuore della nostra fede è Cristo, se riduciamo il cristianesimo ad un valore, ad un’idea o ad una serie di principi, allora il credente inizia ad avvertire le diversità. In un’opera geniale, Le lettere di Berlicche, C. S. Lewis inventa l’espediente di un colloquio epistolare tra demoni, lo zio Berlicche e il nipote Malacoda. Oltre che apprezzabile per arguzia e ironia, l’opera appare come un’utilissima palestra per allenarsi a riconoscere la tentazione. Nella quotidianità facciamo costantemente esperienza di come spesso ci si presentino scelte non buone e maliziose sotto l’apparenza del bene e dell’innocenza. Il male che si nasconde sotto le parvenze del bene si chiama tentazione. Nel «Padre nostro» noi chiediamo a Dio di tenerci lontano dalla tentazione ovvero di farcela riconoscere come tale e, quindi, di togliere la patina mendace che ricopre il male e ci impedisce di riconoscerlo come tale.