È diventata una chiesa la stalla di Ricciarella, una donna di Lanciano vissuta nel  XIII secolo che si trovò al centro di un miracolo eucaristico. Correva, infatti, il 1273 e le cose fra Ricciarella e il marito, Giacomo Stasio,  non andavano bene. Lui si era allontanato dalla moglie, diffidava di lei e, spesso, scoppiavano fra i due furibondi litigi.

In preda all’angoscia la donna si recò da una fattucchiera chiedendole aiuto. La maga le ingiunse di preparare al marito una pietanza con una particola triturata fra gli ingredienti. L’amore del marito si sarebbe riacceso. Così Ricciarella si recò in una chiesa e, ricevuta la comunione, avvolse l’ostia in un panno correndo a casa. Una volta a casa mise la sacra particola sopra un coppo con l’intento di triturarla, ma nell’attimo in cui si accinse a farlo ecco che il pezzo di pane si tramutò in carne viva e cominciò a sanguinare.

Terrore e rimorso s’impadronirono della donna, la quale, tamponando più che potè il sangue sgorgato, avvolse il brandello di carne in una tovaglia e nascose il tutto nella stalla sotto il letame.

Il marito, tornato dai campi, condusse la mula nella stalla ma la povera bestia non volle varcare la soglia. Moltiplicò le minacce, poi le lusinghe e infine le percosse, tanto che il povero animale si decise ad entrare. Una volta dentro, la mula, come l’antico giumento del profeta Baalam di Beor, s’inginocchiò proprio in direzione del punto ove Ricciarella aveva nascosto la particola.