L’arte antica ha inventato l’eroe granitico, tutto d’un pezzo, fedele ai suoi grandi ideali. L’osservazione ordinaria della realtà, però, porta l’uomo a rendersi conto dell’inconsistenza di tale visione dell’uomo. L’eroe antico nella realtà non esiste. Tutti noi ci attacchiamo ad ideali che, spesso, tradiamo.

È assurdo pensare ad una coerenza dell’io, ovvero ad un’intima connessione tra azione e ideale: il termine «coerenza» ben designa quest’utopistica presunzione – almeno a detta di Pirandello – di far seguire al pensiero l’azione, al proposito il progetto concreto.

Nei momenti di silenzio, quando si è soli e non frastornati dalle cose e dai rumori, l’uomo percepisce quest’inquietudine del vivere e di trovarsi, misero e inconsistente, di fronte all’abisso del mistero. Comprende l’inganno delle maschere, degli atteggiamenti assunti per nascondere il disagio del vivere e coglie la propria precarietà e quasi nullità.