comunismo-guardian-jpg-crop_displayTroppo spesso si usano i termini in maniera errata, volontariamente o involontariamente. Qualcuno parla del cristianesimo o del cattolicesimo come di un’ideologia, mentre come ha ben sottolineato Papa Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Che cosa sono, invece, le ideologie e da cosa nascono? Perché da tre secoli stanno imperversando tanto che l’epoca contemporanea potrebbe essere definita come l’età delle ideologie? Il termine «ideologia» indica un pensiero o un sistema di pensiero pregiudiziale, senza un fondamento di verifica nella realtà. Quindi, lo sguardo ideologico è quella modalità di trattare il reale non partendo dall’osservazione e dal desiderio di conoscenza dello stesso, bensì dall’idea preconcetta che si possa già avere. Il sacerdote e filosofo Antonio Rosmini (1797-1855) scrive: «Non a torto l’italiano Napoleone se la prendeva con l’ideologia, quando intendeva con questa parola le teoriche di coloro che volevano regolare la società umana, escludendo tutte le condizioni reali e di fatto della medesima». Nella definizione di Napoleone l’ideologia ha, quindi, due caratteristiche: da un lato la sua presunzione di poter modificare, regolare, cambiare, violentare la realtà; dall’altro un tratto assoluto, ovvero svincolato dal reale, che non tiene conto della vera natura dell’uomo e della realtà. Il filosofo tedesco Karl Marx (1782-1838) considererà l’ideologia come una «dottrina o concezione (politica, morale, letteraria, ecc.) che nasconde sotto i propri princìpi ideali la difesa degli interessi della classe al potere (ed è completamente staccata da ogni preoccupazione di verifica obiettiva e storica)».

Qual è la madre di tutte le ideologie contemporanee del XIX e del XX secolo? La Rivoluzione francese, perché «lo scopo non solo dei fanatici, ma dei sommi francesi o precursori, o attori, o […] complici della rivoluzione era esattamente di fare un popolo esattamente filosofo e ragionevole» (Giacomo Leopardi). I teorici della rivoluzione credevano che «l’uso intiero, esatto e universale della ragione e della filosofia, dovesse essere il fondamento e la cagione e la fonte della vita e della forza e della felicità di un popolo» (Giacomo Leopardi). Tra i risultati prodotti dalla rivoluzione francese ci furono centinaia di migliaia di morti, una violenza inaudita nei confronti della tradizione cattolica francese, l’eliminazione della libertà di culto e di pensiero. Insomma vennero violati proprio quei principi a cui la rivoluzione si era ispirata a livello teorico.