Risultati immagini per blaise  pascalNato nel 1623 e morto a soli trentanove anni, Blaise Pascal fu dotato di grande intelligenza e predisposizione per lo studio della matematica e della fisica. Negli ultimi anni concepì il progetto di scrivere un’opera monumentale di apologetica cristiana, che non venne, però, mai realizzata per la morte prematura. Del progetto rimangono alcuni scritti che vennero pubblicati postumi nel 1670 con il titolo di Pensieri

Pascal si rivolge in maniera privilegiata agli indifferenti e agli increduli, «attaccati agli abiti, alle passioni, ai piaceri del mondo; che non vogliono Dio, che si rifiutano di cercarlo, che temono di trovarlo: privi insomma di quelle disposizioni etiche senza le quali nessun argomento e nessuna prova […] può tornare persuasiva» (Paolo Serini). Pascal vuole suscitare nell’interlocutore il bisogno, l’esigenza, il desiderio di cercare Dio. Intende predisporre il cuore dell’altro all’incontro con Cristo. Solo chi vive e sente il desiderio e la domanda viva di infinito del nostro animo è in attesa della risposta. Per questo Gesù ha detto: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. […] Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».

Ne I pensieri il filosofo francese Blaise Pascal riconosce la grandezza dell’uomo proprio nell’essere «canna pensante». Infatti, scrive: «L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente». 

Poco dopo, ancora afferma: «La grandezza dell’uomo è grande in questo: che si riconosce miserabile. Un albero non sa di essere miserabile. Dunque, essere miserabile equivale a conoscersi miserabile; ma essere grande equivale a conoscere di essere miserabile». L’uomo ha una facoltà che non è data agli altri esseri viventi, quella di percepire sé all’interno del mondo, della natura, degli spazi smisurati dell’universo e del cosmo e di cogliere la sproporzione tra il proprio io piccolo e la maestà e grandezza (che sembra infinita) di quanto ci circonda.