Lo Sposo passa per questa strada e passa per tutte le strade! Come posso persuaderti che tu sei la Sposa. Bisognerebbe adesso perforare la crosta della tua anima». Adamo adduce l’esempio delle vergini sagge, che hanno tenuta accesa la lampada e hanno aspettato lo Sposo, a differenza di quelle stolte che si sono addormentate lasciando assopire la loro luce. Ad Anna viene annunciato che lo Sposo le sta finalmente venendo incontro. La donna scorge allora la sua faccia e si rende conto che ha il volto del marito Stefano. Allora erompe nelle drammatiche domande: «Ma deve proprio avere per me quella faccia? Perché? Perché?». La relazione tra Anna e Stefano si interromperà. Due lampade si sono spente: «L’una non ha donato all’altra la fiamma. L’una non ha donato all’altra l’olio». 

In loro non si è approfondita la consapevolezza che il desiderio umano di felicità non può essere colmato dalla persona che amiamo, ma non per questo lei vale di meno. L’entusiasmo iniziale si era illuso che il compagno o la compagna fosse la risposta all’umana sete di felicità. L’inganno, però, in poco tempo si è rivelato e consiste nel considerare il compagno come il fine, non come la strada vocazionale con cui si è chiamati a riconoscere Colui che è l’unica risposta per la sete di felicità dell’uomo, cioè lo Sposo, Cristo.

Solo guardando a Lui si comprende che «amare vuol dire donare la vita attraverso la morte, amare vuol dire sprigionare dalle profondità dell’anima l’acqua viva della sorgente, l’anima che brucia, arde senza fiamma». Nel terzo e conclusivo atto de La bottega dell’orefice incontreremo la terza coppia dell’opera teatrale: Monica e Cristoforo. Ne parleremo la prossima volta. (La Nuova Bussola quotidiana del 4-9-2016)