Andrea ricorda il passato, le vie lunghe percorse attraverso le quali ha alla fine incontrato Teresa. Non sa neppure se sia stato amore a prima vista, ma ha ben presente che, ad un certo punto, quella ragazza «non usciva più dal cerchio» della sua «attenzione»: «Avrei potuto comportarmi diversamente, però mi pareva che sarebbe stato privo di senso […]. Teresa era un mondo intero distante allo stesso modo come ogni altro uomo, come ogni altra donna – eppure qualcosa mi permetteva di pensare che potevo gettare un ponte». Andrea descrive con estrema concretezza la natura dell’io come relazione. L’amore non sorge tra due anime gemelle, ma tra due esseri che si incontrano e decidono di muoversi verso l’altro, non cedendo «solo all’impressione e all’incanto dei sensi», ma imparando «ad apprezzare la bellezza percepibile con la ragione, cioè la verità». L’amore non può essere solo «passione», «desiderio dominante», concordanza sentimentale. Andrea comprende che «l’amore può essere anche uno scontro nel quale due esseri umani prendono coscienza che dovrebbero appartenersi, malgrado la mancanza di stati d’animo, e di sensazioni comuni. Ecco uno di quei processi che saldano l’universo, uniscono le cose divise, arricchiscono quelle grette e dilatano quelle anguste». Trascorsi alcuni anni, Andrea comprende quanto sarebbe stato facile allontanarsi tra loro due, soprattutto perché gli esseri umani avvertono in maniera viva «i contrasti tra il desiderio umano della felicità e la possibilità umana di raggiungerla». Spesso accade così che si attribuisca la tristezza del proprio animo, dovuta ad un desiderio di felicità infinita non colmabile con beni terreni, all’inadeguatezza del compagno o della compagna. Così, i due che si sono promessi per la vita, dopo alcune difficoltà, delusioni o insoddisfazioni, si lasciano.

Che cosa permette allora di superare le difficoltà? In primo luogo, le fedi, che fino a quando sono in vetrina «sono solo oggetti di metallo prezioso», ma una volta poste alle dita degli sposi rievocheranno «il passato come fosse una lezione da ricordare» e spalancheranno «ogni giorno di nuovo il futuro allacciandolo al passato». Le fedi da sole non hanno peso, non hanno valore, ricevono significato dalla comunione dei due sposi. Il peso delle fedi d’oro «è il peso specifico dell’essere umano». La fede è il segno di un amore che ha la portata di tutto il destino della coppia. Le fedi sono memoria dello sguardo dell’orefice, «mite e penetrante», uno sguardo capace di scrutare nella profondità del cuore.  

In secondo luogo, la presenza dei segni, che spesso non siamo in grado di comprendere bene fino in fondo, ma che indicano la direzione lungo la quale mettersi in cammino. Nel tempo, i segni costituiscono un «filo» che diventa «l’ordito di tutta la vita».

Vedremo il prosieguo la prossima settimana. (La nuova bussola quotidiana del 28-8-2016)