Non ci sono grandi novità per gli Esami di Stato dell’anno scolastico 2023-2024. Gli studenti sosterranno due prove scritte provenienti dal Ministero e una prova orale. La prima prova scritta, quella di Italiano, comune a tutti gli indirizzi, proporrà le tipologie A (Analisi e interpretazione di un testo letterario), B (Analisi e produzione di un testo argomentativo), C (Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità, ovvero il tradizionale tema). La seconda prova scritta sarà relativa all’indirizzo della scuola superiore.

La prova orale partirà come l’anno scolastico 2022-2023 da un documento (testo, immagine, fotografia, opera d’arte, frase di un filosofo o di uno scienziato, ecc.) proposto dalla commissione tramite il quale il candidato dovrà collegarsi ad argomenti di altre discipline connessi con il documento proposto.

Ad esempio, la foto di una trincea potrà essere lo spunto per raccontare la guerra di trincea nella Grande Guerra (Storia), anche attraverso le poesie di Ungaretti (Italiano), dei War poets (Inglese) o attraverso l’esperienza degli artisti futuristi che andarono volontariamente in guerra (Arte).  In Scienze il candidato potrà affrontare i gas nervini usati in trincea, ad esempio il 29 giugno 1916, quando Ungaretti aveva da un paio di giorni avuto un congedo, scampando così miracolosamente alla morte. Lo studente potrebbe effettuare molti altri collegamenti, anche ad altre discipline contemplate nell’indirizzo della scuola superiore.

Qual è la novità nel colloquio orale rispetto all’anno scorso? Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato come i docenti possano porre domande allo studente (anche estranee al documento fornito) e debbano intervenire per indicare eventuali errori del candidato e favorirne la correzione, perché l’esame deve valutare la capacità di creare collegamenti tra le discipline come pure la conoscenza delle stesse. Nell’Ordinanza ministeriale 55 del 22 marzo 2024, che disciplina lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2023/2024, leggiamo che nei colloqui «la commissione d’esame tiene conto delle informazioni contenute nel Curriculum dello studente» (articolo 22). Non compare alcun cenno al capolavoro che da quest’anno deve essere caricato sulla piattaforma. Che cos’è il capolavoro? È un’esperienza significativa per lo studente, in ambito scolastico o extrascolastico, in modo individuale o in gruppo.

In seguito alle domande e dubbi sorti tra il corpo docenti e la moltitudine degli studenti che affronteranno gli Esami, il Ministero ha chiarito che il capolavoro non è oggetto del colloquio dell’Esame di Stato e non va a confluire nel Curriculum dello studente. Pertanto la commissione non parte dal capolavoro, né tantomeno ne tiene conto per il colloquio orale.

Quest’anno, più di altre volte, sembra possibile sbilanciarsi su possibili tracce per la prima prova degli Esami di Stato. Per la tipologia B e C possono essere di particolare interesse i temi che hanno trovato molto spazio nei dibattiti e sulle pagine dei quotidiani in questi mesi.

Grande rilievo ha la riflessione sull’Intelligenza artificiale, sulle occasioni che può offrire e i limiti cui deve essere soggetta. Scrive Padre Benanti, selezionato nel 2018 dal Ministero dello sviluppo economico come membro del gruppo di trenta esperti che a livello nazionale elaboreranno la strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e la strategia nazionale in materia di tecnologie basate su registri condivisi e blockchain, divenuto nel gennaio 2024 il Presidente della Commissione AI per l’informazione: «Dobbiamo valutare i rischi, non solo per le ineguaglianze che possono aumentare, ma perché specialmente nelle ultime forme di Intelligenza Artificiale, come con la ChatGpt, abbiamo una macchina che è capace di “narrare”, capace di raccontare storie e le storie possono contribuire a formare l’opinione pubblica. Questa macchina può dunque essere utilizzata per scopi che non sono esattamente positivi, come quelli di aumentare l’odio sociale o creare nemici laddove non esistono. Una macchina che può influenzare così tanto l’opinione pubblica è chiaramente una macchina da guardare con molta attenzione, soprattutto da quegli organismi che hanno una volontà di collaborare a quella che è la pace globale o a un equo sviluppo». (Qui l’intervista completa)

L’IA non è dotata di empatia, di senso etico. Nessuna IA può davvero sostituire l’uomo. Eppure in molti ambiti l’IA si sta dimostrando utile, in altri, come ha sottolineato Padre Benanti, può rivelarsi dannosa, pericolosa e rischiosa.

Michael Hanby, docente di Religione e Filosofia della Scienza al John Paul II Institute a Washington, scrive: «È probabile che il trionfo dell’IA sulla nostra immaginazione e sul nostro modo di vivere sarà proporzionale alla scomparsa delle grandi domande dell’uomo – Chi è Dio? Che cos’è il bene? Chi sono io? Qual è il mio scopo e il mio destino?-  e delle due forme di pensiero, finora considerate le più alte, le più divine e le più umane delle nostre forze intellettuali, in cui quelle domande vengono espresse: la filosofia e la preghiera. Non c’è alcun algoritmo che contempli queste domande, nessuna applicazione che preghi per noi o che rifletta per noi. Le conseguenze possono essere devastanti. Alcune le possiamo già vedere nel modo disinvolto e superficiale con cui trattiamo le questioni umane più profonde, nella pervasiva incoscienza che accompagna il nostro straordinario potere tecnico quando subordina la contemplazione all’attivismo o sostituisce la psicologia o la sociologia al pensiero filosofico e teologico».

Altro tema è il rischio di una guerra nucleare. Ricorrono i centovent’anni dalla nascita del fisico Robert Oppenheimer. Il film dedicato alla sua figura ha vinto ben sette statuette agli Oscar 2024. Una traccia potrebbe richiedere al candidato riflessioni sulla ricerca scientifica e sui suoi limiti.

Cent’anni fa veniva ucciso Matteotti. A partire dal suo ultimo discorso in Parlamento si può riflettere sulla libertà, sulla democrazia, sui diritti e sui regimi politici.

Anche le ricorrenze potrebbero essere fonte di proposte di tracce: cent’anni fa moriva Lenin, fautore della Rivoluzione russa; sessant’anni fa Martin Luther King teneva un discorso epocale per i diritti contro ogni forma di discriminazione; cent’anni fa nasceva la radio italiana; settant’anni fa sorgeva la televisione di Stato (si potrebbe riflettere sulle forme di comunicazione diffusesi nel secolo scorso e quelle nate negli ultimi anni); trent’anni fa nasceva l’Unione europea e Nelson Mandela vinceva le prime elezioni multirazziali in Sudafrica; da più di due anni la guerra in Ucraina miete vittime; da più di mezzo anno il conflitto Israele palestinese…..

Per quanto riguarda la tipologia A (analisi di testo) in venticinque anni (dal 1997 al 2023) sono stati proposti: quattro volte Ungaretti, tre volte Montale, tre volte Quasimodo, due volte Dante, una volta Saba, Pavese, Svevo, Calvino, Primo Levi, Magris, Eco, Caproni, Bassani, Sciascia, Verga, Pascoli, Moravia.

Considerati i criteri di scelta degli autori, che esclude tanti del ricco campo letterario  contemporaneo (si pensi a D’Annunzio) e che tende a ripetere spesso gli stessi nomi, non sarei stupito se fosse riproposto Montale (uscito l’ultima volta nel 2012), mentre Ungaretti è stato scelto nel 2022 e Quasimodo nel 2023. Le scelte potrebbero ricadere anche su grandi classici usciti solo una volta e tanti anni fa, come Pirandello, Calvino, Svevo, Saba.