altOrfeo è entrato nell’Ade attraverso le gole del Tenaro, promontorio collocato in Grecia. I popoli antichi ponevano l’entrata agli Inferi in luoghi che per caratteristiche  e suggestione lugubre sembravano nascondere l’accesso alle viscere profonde della Terra. Un’altra di queste entrate nell’Ade era collocata nelle vicinanze di Cuma, nei pressi del Lago Averno,  luogo selvaggio e malsano fino alle bonifiche avvenute sotto Augusto, spesso ricoperto da una fitta nebbia e che si prestava, quindi, all’immaginazione di reconditi e spettrali accessi infernali.

 

Il paese di Cuma, in Italia, regione di vulcani spenti, dove i laghi, che riempiono antichi crateri annebbiati di vapori sulfurei, non vedono il volo degli uccelli, paese di profonde foreste, di maremme infestate di cinghiali e bufali, labirinto di caverne tenebrose e senza fondo, fu il teatro di quasi tutte le discese agli Inferi dell’antichità.

 

L’immortale libro VI dell’Eneide racconta la più nota delle catabasi della letteratura latina, la discesa di Enea nell’Ade per incontrare il padre Anchise, da poco morto, e conoscere da lui il destino del popolo troiano.

 

C’era una grotta profonda e mostruosamente slabbrata

sulla roccia, difesa da un lago nero e dal buio dei boschi:

sopra di lei nessun uccello impunemente poteva

dirigere il volo, tale il fetore che sprigionandosi

dalla tetra voragine saliva sino alla calotta del cielo.