Sul piano umano, religioso e metafisico, invece, il dubbio è esteso ad ogni campo, investe ogni aspetto del reale. Di fronte al dubbio generalizzato l’uomo non sa più come affrontare l’avventura del reale. All’eroe antico, Oreste, che con decisione si vuole vendicare della morte del padre si sostituisce Amleto, un uomo preso dal dubbio sulla realtà e sull’evidenza delle cose, inerte, incapace di agire, di operare. Come scrive Pirandello, il suo sguardo, tutto rivolto allo strappo nel cielo di carta, non può più rivolgersi al reale. Allora una sonnolenza, una pigrizia, un’inerzia investono la vita umana.

 

Il relativismo culturale dal campo della conoscenza ha investito nel tempo il campo etico. In assenza del bene e del male, ogni azione umana è arbitraria e soggettiva, cioè valutabile esclusivamente a partire da criteri personali del soggetto che l’ha compiuta. L’azione non è più buona in sé, ma in relazione al fine e agli obiettivi che chi la compie si è prefissato.

Il passaggio dal relativismo gnoseologico ed etico a quello estetico è immediato. Se bello, buono e vero coincidono, in mancanza di un bene e di un vero oggettivi, anche il bello perde uno statuto di esistenza.

La gaia disperazione di un uomo senza Dio

All’epoca degli antichi Greci la mancanza di certezze, di divinità buone conduceva ad una serietà nella vita da cui sarebbero nati gli eroi antichi, uomini che, pur nel dolore e nel dramma della vita, si ponevano in modo dignitoso di fronte alla vita e al destino. La tragedia antica è l’esito più maturo di questa percezione dell’uomo avversato dalla fortuna e dalle divinità, disperato, cioè senza speranza. Quella antica è, però, una disperazione seria, titanica, profonda, che potrebbe essere ben espressa con le parole dello scrittore contemporaneo F. Kafka (1883-1924): «Se la salvezza c’è, voglio esserne degno». L’uomo antico è profondamente religioso e in tutti i modi cerca di indagare il destino, il mistero, il significato.

Quella di oggi è, invece, una gaia disperazione, propria di un uomo che, pensando di poter fare a meno di Dio, deve anche dimenticarsi del destino. Vuole vivere sereno,  tranquillo, ottimista, anche se senza ragioni di speranza. Quanta distanza separa l’uomo contemporaneo dalla serietà dell’uomo greco!