Il primo giugno del 1533 l’ex cancelliere, pur se invitato, non presenzia all’insediamento di Anna Bolena come regina. Fu un’onta che mai venne perdonata. Intanto, nominato nuovo Arcivescovo di Canterbury, anche se in odore di eresia e filo luterano e sposatosi di nascosto in Germania, Thomas Cranmer annullò il matrimonio di Enrico VIII con Caterina d’Aragona e riconobbe valido il nuovo matrimonio con Anna Bolena. In seguito all’Atto di successione e con l’Atto di supremazia (1534) furono costretti tutti a giurare fedeltà al Re capo della Chiesa di Inghilterra. Con l’Atto di tradimento (1535) che comminava la condanna di alto tradimento (pena di squartamento) a chiunque non avesse giurato vennero uccisi certosini, francescani, sudditi fedeli al Papa. Pochi si ricordano di loro, infangati come furono dalla propaganda di Enrico VIII che li bollò come traditori.

 

Il 5 luglio 1535 Tommaso Moro scriveva alla figlia Margherita: «Dubitare di Lui [Dio], mia piccola Margherita, io non posso e non voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand’anche io dovessi sentire paura al punto da esser sopraffatto, allora mi ricorderei di san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel lago al primo colpo di vento, farei come fece lui, invocherei cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi. Senza dubbio allora Egli mi porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare tempestoso». Quando indirizzava queste parole alla figlia, Moro era già stato condannato a morte, ma non sapeva ancora che il giorno dopo sarebbe stato condotto al patibolo e giustiziato. Per gentile concessione del Re, forse in nome dell’antica amicizia, non venne sottoposto alla pena di alto tradimento, di cui era stato accusato, che prevedeva l’impiccagione e lo squartamento del condannato ancora vivo. Venne pregato dal Re di pronunciare poche parole prima di morire. Allora disse: «Chiedo di pregare per me. Testimoniate che sono morto nella fede e per la fede della santa chiesa cattolica. Muoio fedele servo del re, ma prima servo di Dio». Non gli venne meno neppure il suo tradizionale senso dell’umorismo. Si rivolse così al luogotenente che lo accompagnava al patibolo: «Per favore aiutatemi a salire, poi per scendere non disturberò nessuno». Era il 6 luglio 1535, festa di san Tommaso Beckett, uno dei santi più famosi di Inghilterra, l’Arcivescovo assassinato nel 1190 nella Cattedrale di Canterbury. La sua testa, esposta sul ponte di Londra, sostituì quella del cardinale Fisher, giustiziato il 22 giugno.

Il Cardinale Fisher e Tommaso Moro vennero fin da subito venerati come santi dalla Chiesa cattolica. Tommaso Moro venne beatificato da Papa Leone XIII nel 1889 e canonizzato nel 1935 (quarto centenario del supplizio) da Pio XI. Il 31 ottobre del 2000, in occasione del Giubileo, Giovanni Paolo II lo dichiarò patrono di politici e governanti. Purtroppo, in pochi anni, dopo la morte di Moro, si assistette alla «dissoluzione» (per usare i termini utilizzati successivamente,  che non rendono conto di quanto accadde) dei monasteri, che vennero distrutti. Gli abati vennero squartati e i beni espropriati. Il Re divenne ricchissimo. Anche se la maggior parte dei libri di testo dicono che Enrico VIII rimase sempre cattolico, come poteva definirsi cattolico chi si era separato da Roma e dal Papa, aveva demolito la centenaria storia del monachesimo, dei francescani, dei certosini in pochi anni di delirio e aveva assunto una politica spesso filo luterana? Alla morte di Enrico VIII l’Inghilterra divenne di fatto protestante e non certo per decisione del popolo.

Attuali sono l’insegnamento e la figura di Tommaso Moro che è «ammirato da credenti e non credenti per l’integrità con cui fu capace di seguire la propria coscienza, anche a costo di dispiacere il sovrano, di cui era “buon servitore”, poiché aveva scelto di servire Dio per primo» (Benedetto XVI). Le questioni che affrontò Moro ancora oggi si ripresentano «in termini sempre nuovi, con il mutare delle condizioni sociali. Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene comune, deve chiedersi sempre di nuovo: quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove essi possono estendersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali?».