Nello scientismo la convinzione è quella di poter accedere alle chiavi nascoste dei meccanismi dell’universo e dell’umano, decifrandone tutte le leggi. La supremazia della tecnica fonda la presunzione di migliorare all’infinito un mondo, deprivato della dimensione dello spirito, fondato su un rigido determinismo, abitato da un uomo che risponde ad esigenze e bisogni identici a quelli degli animali, anche se magari un po’ più evoluti. Così, in modo paradossale, un ambito come quello scientifico che è espressione del contatto tra l’umana intelligenza e il grande mistero del cosmo (termine che in greco significa «ordine») toglie all’uomo quella centralità che gli proviene dalla sua autocoscienza e lo rende pari alle altre creature. Nel contempo, il potere della tecno – scienza autorizza e rende lecito qualsiasi bisogno umano attribuendogli lo statuto di diritto. In maniera subdola l’uomo pensa così di porre se stesso sul piedistallo, adorando in realtà l’idolo fasullo dello scientismo.

Il progressismo auspica l’avvento di un nuovo mondo fondato su presunti valori e diritti universali, che sono, in realtà, espressione di mode del tempo e di gruppi di potere. Questa umanità nuova, basata su una libertà moderna, sull’autonomia da norme morali cristiane, sul permissivismo, sulla creazione di nuove leggi morali, è un ritorno al passato, pur presentandosi come il futuro più auspicabile. Nomi diversi nascondono velleità libertarie antiche, sempre esistite nella storia.

L’ecologismo, sfumatura del progressismo, esaltando la natura fino all’idolatria e colpevolizzando l’uomo, nasconde, in realtà, antichi culti pagani e la supremazia di chi è più ricco e possiede già.

Il relativismo, che è in realtà alla base dell’imperversare delle ideologie, perché ha spazzato via ogni barlume di certezza del passato,  si è tradotto nel tempo in una vera e propria ideologia che vuole colpire e eliminare dal sistema tutti coloro che si fanno ancora portavoci dell’esistenza di una verità. Ne è un emblema evidente l’apparato massmediatico che censura spesso il pensiero forte e valorizza quello debole.

Tutte queste nuove ideologie sono favorite e corroborate dal potere e dal sistema. Si è creato un sodalizio tra il sistema di potere e le ideologie culturali, connubio che favorisce un clima consumistico ed edonistico, un’omologazione in cui l’uomo crede di poter vivere bene, senza problemi e domande.  Questo è quel centralismo della cultura consumistica che lo scrittore P. P. Pasolini (1922-1975) descriveva già negli anni Settanta come il peggiore dei totalitarismi e di cui parleremo più avanti.