Margherita è una ragazza di quattordici anni che vive l’avventura affascinante, ma, al contempo, piena di trepidazione del primo anno di Liceo. Il suo nome significa «perla».

Nessuna perla è uguale all’altra. Nessuna perla è mai perfettamente simmetrica. E nelle cose di questo mondo è meglio tenersi lontani dalla perfezione: la luna quando è piena comincia a calare, la frutta quando è matura cade, il cuore quando è felice già teme di perdere quella gioia, l’amore quando raggiunge l’estasi è già passato. Solo le mancanze assicurano la bellezza, solo l’imperfezione aspira all’eternità. La perla se ne sta lì con quella sua irraggiungibile imperfezione, nata dal dolore. E dall’amore che lo abbraccia.

L’amore sta al centro dell’opera. L’amore di chi crede ancora nell’altro, nella famiglia e nei figli. L’amore di chi, invece, per fragilità o per egoismo non sa assumersi la propria responsabilità. L’amore di chi ha scelto, ma per stanchezza e delusione se ne va. L’amore di chi si inoltra per la prima volta alla scoperta di questo sentimento. Tante storie si intrecciano in questo romanzo più lungo, più lento, più incline alla riflessione e all’ammaestramento rispetto al primo successo di D’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue.