Giovedì 26 agosto ore 10:30

IN VIAGGIO CON DANTE VERSO LE STELLE

su RADIO MARIA.

DANTE SOSTIENE GLI ESAMI SULLA SPERANZA E SULLA CARITA’

Perché proprio San Giacomo interroga il poeta sulla seconda virtù cardinale? Nell’esegesi medioevale se san Pietro è il campione della fede, san Giacomo è il migliore rappresentante della speranza, perché gli viene attribuita la lettera di san Giacomo, che oggi è considerata, invece, opera di san Giacomo minore.

L’apostolo inizia a parlare. Dal momento che Dante può vedere per grazia la corte del Paradiso ancora in vita, affinché possa rafforzare la speranza sua e quella degli altri uomini, risponda a tre domande: quale sia la natura della speranza, se ne abbia e da dove gli provenga.

Con sorpresa di tutti e ancor più di noi lettori Beatrice anticipa Dante per rispondere alla seconda domanda, quasi impaurita che lui possa incorrere in qualche errore:

 

La Chiesa militante alcun figliuolo
non ha con più speranza, com’è scritto
nel Sol che raggia tutto nostro stuolo:
però li è conceduto che d’Egitto
vegna in Ierusalemme per vedere,
anzi che ’l militar li sia prescritto.
Li altri due punti, che non per sapere
son dimandati, ma perch’ ei rapporti
quanto questa virtù t’è in piacere,
a lui lasc’ io, ché non li saran forti
né di iattanza; ed elli a ciò risponda,
e la grazia di Dio ciò li comporti

 

Beatrice vuole togliere all’amico l’imbarazzo di dover rispondere che in Terra non c’è alcuno che abbia più speranza di lui. Se avesse dato Dante questa risposta, sarebbe potuto cadere nel peccato di superbia e sarebbe stata una grave mancanza, proprio ora che il poeta è così vicino al termine del viaggio e alla visione di Dio.

Beatrice lascia, poi, che Dante risponda alle altre domande che non potranno indurlo alla vanteria.

Il poeta allora spiega che

 

Spene […] è uno attender certo

de la gloria futura, il qual produce

grazia divina e precedente merto

 

cioè

 

la speranza è un’aspettativa certa della gloria futura, generata dalla grazia divina e dalla consapevolezza dei meriti acquisiti.

 

Dante sta citando alla lettera in traduzione italiana la sentenza di Pietro Lombardo (che abbiamo trovato tra i sapienti, citati da san Tommaso nel canto X):

 

Est enim spes certa expectatio futurae beatitudinis veniens ex Dei gratia et ex meritis praecedentibus.

 

Le fonti da cui proviene a Dante la speranza sono innanzitutto i salmi biblici scritti dal re Davide e l’epistola di san Giacomo che con la sua lettera gli ha istillato grande speranza (come abbiamo già ricordato, oggi sappiamo che questa lettera è da attribuirsi a san Giacomo il Minore).

Qual è il contenuto della speranza? Ovvero in che cosa sperano Dante e tutti i fedeli?

Risponde prontamente il Fiorentino:

 

[…] Le nove e le  scritture antiche

pongono lo segno, ed esso lo mi addita,

de l’anime che Dio s’ha fatte amiche.

Dice Isaia che ciascuna vestita

ne la sua terra fia di doppia vesta,

e la sua terra è questa dolce vita;

e ’l tuo fratello assai vie più digesta,
là dove tratta de le bianche stole,
questa revelazion ci manifesta.

 

Dante riporta, quindi, due fonti per descrivere il contenuto della speranza.

La prima è veterotestamentaria, il profeta Isaia, che afferma che le anime saranno rivestite di un doppio abito, ovvero otterranno la vita eterna e la resurrezione della carne. Per questo chi crede vivrà una felicità senza fine dopo il Giudizio universale in anima e corpo.

La seconda fonte è l’Apocalisse di san Giovanni Evangelista che descrive le anime avvolte in bianche vesti.

Le risposte di Dante attingono, quindi, alle Sacre Scritture e trovano conferma anche in quanto scrive san Paolo nella Lettera ai Romani:

 

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.

 

Sempre san Paolo attesta nella Lettera ai Corinti: «Forti di tale speranza siamo ripieni di sicurezza». Dalla speranza scaturiscono la sicurezza e la baldanza del credente. La speranza è, quindi, virtù teologale che si fonda sulla fede, non è un augurio, un’illusione o una chimera, ma è una certezza sul futuro fondata sull’assaporamento già nel presente di un centuplo e sulla credibilità dei testimoni incontrati.

A conferma che Dante ha superato anche il secondo esame sulla speranza si sente il salmo biblico in latino Sperent in te.