Eppure tutto ciò non è nulla in paragone all’agonia dell’anima, che è un’angoscia, un’oppressione, una tristezza così acuta e una così disperata e straziante desolazione che non so proprio come descriverla. Dire che sembra di morire in continuazione è dir poco: perché nell’agonia mortale pare che sia un altro a strapparci la vita, mentre qui è l’anima che si sbrana da sé. […] Mi sentivo come ardere e stritolare, e il peggio posso ben dire che fosse quel fuoco e quella disperazione interni. Chiusa in quel luogo orrendo senza la minima speranza di un qualche sollievo, non potevo né sedermi né distendermi, perché, rinserrata in quel buco, le pareti circostanti, orribili a vedersi, mi stringevano da tutte le parti, togliendomi il respiro. Non c’è alcuna luce, tutto è immerso nelle più fitte tenebre.

 

 

S. Teresa d’Avila afferma che nonostante le tenebre fittissime, in maniera misteriosa, si poteva distinguere ciò che provocava pena e sofferenza. E ancora confessa la santa:

 

non è nulla […] sentir parlare dell’Inferno: sebbene io avessi pensato alcune volte […] a differenti sorte di tormenti e avessi letto che i demoni ci attanagliano e altre atrocità del genere, pure tutto ciò non è nulla, se paragonato con la pena reale […]. C’è la differenza come tra un quadro e l’oggetto che esso rappresenta, e anche il bruciore del fuoco di questa Terra è ben poca cosa rispetto al fuoco di laggiù. Io ne rimasi atterrita e lo sono ancora adesso mentre scrivo, sebbene siano trascorsi quasi sei anni. Mi pare, anzi, che in questo stesso punto mi si geli il sangue nelle vene, tale è il terrore che mi prende.

 

Alcuni secoli più tardi (16 marzo 1922) suor Josefa Menéndez (1890-1923) racconta di aver avuto un’esperienza simile. Trasportata «per una lunga strada che si addentrava nell’oscurità», provò la stessa sensazione di oppressione, di soffocamento, di tristezza e peso dell’anima, privata del sommo bene, Dio. Così annota:

 

cominciai ad udire da ogni parte grida orribili. Nelle pareti di questo angusto corridoio, le une di fronte alle altre, si aprivano delle nicchie da cui usciva del fumo senza fiamma e un fetore intollerabile. Di là delle voci proferivano bestemmie e parole impure. Alcune di quelle voci maledicevano i loro corpi, altre i loro genitori. Altre si rimproveravano di non aver approfittato dell’occasione o della luce per abbandonare il male. Era una confusione di grida piene di rabbia e di disperazione.

 

Suor Menéndez scrive di aver sentito, ad un tratto, un colpo e di essere sprofondata in una di quelle nicchie, dove poteva sentire le imprecazioni, le maledizioni e gli insulti degli altri dannati. Ma soprattutto la sofferenza maggiore che provava era la separazione da Dio. La percezione del tempo era profondamente mutata rispetto alla Terra tanto che scrive:

 

Mi sembra di aver trascorso lunghi anni in quell’Inferno e tuttavia non vi sono rimasta che sei o sette ore.

 

Che gioia provò la suora quando si accorse di essere ancora viva e di poter ancora amare Dio! Conclude il racconto con queste parole:

 

Per evitare quest’Inferno, quantunque abbia una gran paura di soffrire, non so cosa sarei pronta a sopportare! Vedo chiaramente che tutti i patimenti terreni sono un nulla a paragone del dolore di non poter più amare, perché laggiù non si respira che odio e sete della perdita delle anime9.

Anche s. Faustina Kowalska (1905-1938)9 attesta nel suo Diario di essere stata trasportata da un angelo all’Inferno ove i dannati sono sottoposti a tormenti particolari per cui

 

ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormento, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro […]. Il peccatore sappia che col senso con cui ha peccato verrà tormentato per tutta l’eternità.


Tutte le anime soffrono, poi, delle pene comuni, come la «perdita di Dio», «i rimorsi della coscienza», la consapevolezza dell’eternità della pena, il fuoco che «penetra l’anima» senza annientarla, «l’oscurità continua» (che consente di vedere ciò che provoca il dolore), un fetore insopportabile, «la compagnia di satana», l’assenza di Dio, la disperazione, le bestemmie e le imprecazioni.

 

In epoca contemporanea da mercoledì 24 giugno del 1981 «una giovane donna bellissima, che afferma di essere la Madre di Cristo, appare ogni giorno» ai veggenti di Medjugorie. Vicka e Jakov, due dei sei veggenti, hanno raccontato di essere stati portati col corpo dalla Madonna nell’aldilà. Nel luglio del 1982 Vicka, sedicenne, e Jakov, undicenne, hanno la grazia di vedere l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Quando Vicka viene intervistata da Padre Livio su quanto ha visto e le viene chiesto se ci fosse il fuoco nell’Inferno, risponde:

 

era proprio vicino e si sentiva il calore delle fiamme come un fuoco vero. Poi ho visto che le persone normali, dopo che entrano nel fuoco, si trasformano assumendo le sembianze di animali. Si sentono tantissime bestemmie. La Madonna ha detto che le persone sono nell’Inferno per loro volontà, e che anche le persone che vivono qui sulla Terra e agiscono contro Dio vivono già un loro Inferno, che poi è destinato a continuare nell’aldilà [...]. Le persone che escono dal fuoco si trasformano a immagine di satana […]. Una persona che si comporta contro Dio, che non prega, che non segue i comandamenti di Dio, ecco, quella persona ha già scelto il proprio Inferno. Tutto dipende dalla nostra libera scelta. Una persona che vuole andare all’Inferno va, per le altre c’è sempre la possibilità di salvarsi.

 

Queste sono solo alcune tra le persone che hanno affermato di essere stati all’Inferno col corpo. Vi sono altri che raccontano di aver avuto una visione dell’aldilà. Suor Lucia (1907-2005), la più nota delle veggenti di Fatima, scrive di aver avuto la grazia di vedere l’Inferno il 13 luglio 1917 durante una delle mensili apparizioni della Madonna:

 

La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell’incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. […] Avete visto l’Inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace.