Nel saggio L’uomo macchina (1747) il medico Julien Offray de La Mettrie (1709-1751) descrive l’uomo come un automa, dominato soltanto dalla dimensione fisica perché «l’anima non è che un termine inutile». L’uomo sarebbe, quindi, un congegno di ingranaggi i cui meccanismi andrebbero oleati perché la macchina funzioni nel modo migliore. La felicità dell’individuo è, dunque, ridotta alla soddisfazione dei piaceri dei singoli ingranaggi. La morale umana è dominata dall’egoismo e dal libertinaggio. Il marchese de Sade (1740-1814) sarà l’incarnazione più limpida ed estrema di questo tipo di pensiero. Il suo stesso nome diventerà per antonomasia l’espressione del sadismo, ovvero della violenza umana perpetrata su un altro essere umano per ricavarne piacere: compiere il male per ricavare una fittizia soddisfazione personale è un chiaro ribaltamento dell’azione divina che compie il bene e dona l’amore per far partecipare l’uomo della pienezza di Dio.

Qualche decennio più tardi l’economista inglese Thomas Malthus (1766-1834) sostiene il controllo della crescita della popolazione, perché ben presto le risorse e la produzione non saranno più sufficienti a coprire il bisogno alimentare di tutti. La sua teoria è basata sulla convinzione che la popolazione cresca in maniera geometrica, mentre la produzione in maniera aritmetica. In parole più semplici la popolazione cresce più velocemente della produzione agricola. Malthus si dimentica, come avrà modo di sottolineare più tardi il filosofo americano Ralph Emerson (1803-1882), che l’uomo possiede un’intelligenza e un ingegno che gli permettono di far fronte alle difficoltà e ai bisogni. In poche parole, nella sua analisi economica Malthus non ha considerato il fattore «mente umana» e la sua capacità di introdurre nuove invenzioni che sopperiscano  alle carenze. Le considerazioni ottimistiche di Emerson non devono certo indurre a credere che l’uomo possa sfruttare la Terra e le sue risorse senza rispetto e cura della natura.