Bellissimo è quest’ultimo verso in cui l’amore, divenuto «dono commosso di sé», desidera consumarsi tutto per amore. È una confessione di amore totale, imperitura, eterna:

 

 

Per te, Amor consumome languendo

e vo stridenno per te abracciare;

quando te parti, sì mogo vivendo,

sospiro e plango per te retrovare;

te retornando, ’l cor se va stendendo,

ch’en te se pòzza tutto trasformare;

donqua, plu non tardare, Amor, or me sovene,

legato sì mme tene, consumese lo core!

 

Cristo è rappresentato da san Giovanni nell’Apocalisse mentre dice di sé: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Cristo è la possibilità di comprendere l’uomo e la realtà in maniera diversa, è la sola possibilità di un’umanità nuova già su questa terra. Contro ogni ideologia che preannuncia l’instaurazione di un mondo nuovo, buono già su questa terra a partire da progetti umani e da rivoluzioni, Cristo si propone come la persona da accogliere perché si possa instaurare il suo Regno, perché possa venire la sua pace, non quella del mondo, ma una pace che include anche giustizia, misericordia e carità. Vediamo operare la sua straordinaria umanità nel modo in cui guarda il peccatore Zaccheo, la prostituta che sta per essere lapidata, l’amico Lazzaro resuscitato dal sepolcro. Di fronte alla vedova di Nain che ha appena perso il figlio, Gesù si commuove ed esclama: «Donna, non piangere».

Si domanda, poi, sant’Agostino:

 

Perché anche nella croce aveva bellezza? Perché la follia di Dio è più sapiente degli uomini; e la debolezza di Dio è più forte degli uomini (Corinzi 1,23-25) […] Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo […]. È bello dunque in cielo, bello in terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori: bello nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell’invitare alla vita e bello nel riprenderla, bello nel non curarsi della morte, bello nell’abbandonare la vita e nel riprenderla; bello sulla croce, bello nel sepolcro, bello nel cielo […]. Suprema e vera bellezza è la giustizia; non lo vedrai bello, se lo considererai ingiusto; se ovunque è giusto, ovunque è bello. Venga a noi per farsi contemplare dagli occhi dello spirito.

 

Papa Giovanni Paolo II scrive sulle ragioni della bellezza di Cristo:

 

Gesù Cristo non soltanto rivela Dio, ma «svela pienamente l’uomo all’uomo». In Cristo Dio ha riconciliato a sé il mondo […]. È redento l’uomo, è redento il corpo umano, è redenta l’intera creazione, di cui San Paolo ha scritto che «attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Romani 8, 19).

 

In mezzo a tanti falsi profeti che allettano con l’attrattiva di nuovi messaggi e scoperte, Cristo si propone come l’unica vera novità che il mondo abbia conosciuto. Tutte le altre ipotesi, ad un attento esame, sono, in realtà, recuperi dell’antico paganesimo, che assumono nomi nuovi e vesti allettanti e ingannatrici, da cui san Paolo con acume ci mette in guardia:

 

Perché verrà un tempo in cui non sopporteranno più la sana dottrina; ma per prurito di udire, si ammucchieranno dei maestri secondo le loro passioni, e si distoglieranno dall’ascolto della verità per rivolgersi piuttosto alle favole. (pubblicato su cultura cattolica il 3 ottobre 2011)