Si chiede Dostoevskij se un uomo colto di oggi possa ancora credere alla divinità di Cristo85, ovvero se esistano dei segnali e delle prove che Cristo è più che un uomo ed è presente ancora oggi, non già come memoria e fatto del passato, ma come fattore vivo ed operante nella storia. La sfida dell’uomo di oggi come degli uomini che ci hanno preceduto è riconoscerLo presente mentre agisce nella nostra vita e nella vita degli altri. Pensiamo a cosa possa accadere nelle carceri, quando qualcuno, lungi dal moralismo o da uno spirito giustizialista, porta l’annuncio cristiano. In un carcere di Padova alcuni carcerati sono rifioriti. Dice uno:

 

In carcere tu sei visto da tutti – detenuti e guardie – solo e soltanto per il reato che hai commesso. Nel bene e nel male. Rimani quello per sempre. Noi siamo cambiati. Capisci: noi siamo una piccola comunità.

 

La vita può riprendere anche lì e ci si può sentire più liberi di tante persone che sono fuori dal carcere. Questo incontro, quello con Cristo, può cambiare la vita, nelle carceri come nel grigiore di tante strade metropolitane dove gli uomini camminano spesso tristi e ignari del prossimo che ti cammina a fianco, finché non ti imbatti in un volto più umano, più lieto che ti guarda… e allora tutto può ripartire. Di questa avventura affascinante dell’esperienza dell’amore nel cammino dell’esistenza, nelle diverse fasi della vita parleremo, però, nella quarta parte del libro.

Ora ci soffermeremo, invece, su come sia mutata la percezione del destino  nella cristianità. Affermerà il filosofo francese Gabriel Marcel (1889-1973) che ama davvero chi ti dice «Tu vivrai». Come cambia la visione della vita, con quale speranza si affrontano il presente e il futuro, crescono comunità e splende la civiltà di un popolo quando si vive con questa consapevolezza!