chestertonLo scrittore inglese G.K. Chesterton è senz’altro stato uno dei protagonisti del Meeting di Rimini 2013. A lui erano dedicati una mostra, uno spettacolo teatrale e la presentazione della nuova edizione italiana del suo romanzo Uomo Vivo (Manalive), ad opera dell’editrice Lindau. Risalta l’opera di uno scrittore che ha avuto la capacità di leggere l’umano nel profondo, come dimostrano, ad esempio, i racconti di padre Brown.

Ogni volta che si legge un racconto di Chesterton su padre Brown, il lettore riparte da zero, come se da ogni fatto derivasse tutto il resto: ex uno omnia. Non orpelli inutili o abbellimenti fini a se stessi, ma tanta essenzialità, acuta intelligenza, vivo spirito di osservazione caratterizzano le storie del minuto prete cattolico, «ingenuo e impacciato all’apparenza», che cerca non il «criminale da punire, ma l’uomo da far ricredere e l’anima da recuperare». Il piccolo prete è «l’essenza di quelle pianure dell’Essex», ha «il volto rotondo e inespressivo come gli occhi di Norfolk, gli occhi incolori come il Mare del Nord». Quella che all’apparenza è la «stupidità essexiana» nasconde, in realtà, una «santa semplicità», una viva perspicacia e un segreto che molti gli invidiano.

Qual è il segreto di Padre Brown? È lui stesso a rivelarlo: «Io non cerco di guardare l’uomo dall’esterno, cerco di penetrare nell’interno dell’assassino… Anzi, molto di più, non vi pare? Sono dentro un uomo. Io vi sono sempre dentro e gli muovo le braccia e le gambe, ma aspetto di essere dentro un assassino, attendo finché penso i suoi stessi pensieri e lotto con le sue stesse passioni, […] finché vedo il mondo con i suoi occhi torvi iniettati di sangue» (da «Il segreto di padre Brown»). Conoscere il male altrui è conoscere il proprio male, capire il male di cui noi tutti siamo capaci. Sentiamo come Padre Brown spiega l’umano: «Nessun uomo può essere veramente buono finché non conosce la propria malvagità o quella che potrebbe avere: finché non ha esattamente compreso quale diritto abbia di esprimere tutti quei giudizi e questo disprezzo, e di parlare di “criminali” come fossero scimmie in una foresta lontana mille miglia».