Dante nell’ultimo canto del Paradiso racconta di vedere sotto una prospettiva divina e di sorprendere come tutto è comprensibile solo in Dio. Dopo la preghiera alla Vergine pronunciata da s. Bernardo, Dante ha la grazia di vedere Dio. Così, descrive una parte della visione:

Nel suo profondo vidi che s’interna,
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna:

sustanze e accidenti e lor costume
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.

La forma universal di questo nodo
credo ch’i’ vidi, perché più di largo,
dicendo questo, mi sento ch’i’ godo.

Ovvero «nell’abisso del Dio-luce vidi annidarsi compattato, rilegato dall’amore divino in un unico libro quel che appare insomma nel disordine di fascicoli scollati, forme sostanziali, accidentali e i modi delle loro congiunzioni, quasi compressi e amalgamati insieme, per tal modo che dir così non fornisce che un pallido barlume del vero. Il principio di questa amalgama sono certo di aver visto, perché nel dirlo sento la mia felicità dilatarsi».