Altre figure sono state fondamentali per mons. Negri. L’arcivescovo di Milano Schuster era ai suoi occhi un santo. Il suo successore Montini era deciso nei principi, discreto nelle indicazioni. Papa Giovanni Paolo II ha indicato che «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» e non, può, quindi incidere nella vita, nella storia e nella società. Papa Benedetto XVI ha insegnato l’apertura della ragione in tutto il suo magistero proponendo «un allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa. Perché con tutta la gioia di fronte alle possibilità dell’uomo, vediamo anche le minacce che emergono da queste possibilità e dobbiamo chiederci come possiamo dominarle. Ci riusciamo solo se ragione e fede si ritrovano unite in un modo nuovo; se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza». Già san Paolo con il suo richiamo «Vagliate tutto, trattenete quello che è buono» ci propone una ragione aperta a tutto, che dialoga con tutti, che non misura, ma si spalanca al vero e al bene. La ragione spalancata e non ridotta arriva a cogliere che l’uomo non può capire tutto il Mistero della realtà. Si protende così a percepire l’inadeguatezza della condizione umana di fronte all’infinito, a capire il limite nella conoscenza e la necessità che sia il Mistero a rivelarsi. Ragione e fede sono comunicanti e in continuo dialogo.

La rinuncia di papa Benedetto XVI è stato un dolore grande per mons. Negri, ma, nel contempo, una grande testimonianza di fede, perché il Pontefice ha voluto bene a Cristo e alla Chiesa piuttosto che essere attaccato a se stesso. Ha mostrato il senso del limite, virtù rara, ma fondamento di ogni costruzione morale. Senza il senso del limite non si procede nella conoscenza della realtà e, nel contempo, non si può comprendere la totale corrispondenza di Cristo al nostro bisogno. Il peccato più grave del nostro tempo è, invece, la perdita del senso del peccato. Quando l’uomo non ha più coscienza del proprio peccato e si percepisce autosufficiente, non ha più bisogno di Cristo. Cristo è accolto da chi si sente bisognoso e mendicante, mentre chi si sente a posto non può riconoscerlo. «Niente è tanto incredibile quanto la risposta ad una domanda che non si pone» (Niebur). Oggi, l’uomo, nel suo delirio di autosufficienza, non percepisce che non si può dare la felicità da solo, tanto meno non si può salvare da solo.

All’epoca di Gesù come oggi, nella cultura che abbiamo delineato, la missione non è l’obiettivo, ma è il metodo, la strada, perché la vita sia vera. Oggi si apre la stagione della nuova evangelizzazione, rivolta ad un interlocutore che è lontano da Cristo e dalla Chiesa, che è stato vicino magari, un tempo, ma poi se ne è andato. Bisogna far capire a tutti che è sempre aperta la possibilità di tornare all’interno della Chiesa. Papa Francesco è testimonianza in atto di questa nuova evangelizzazione.

Nella figura di mons. Luigi Negri si rende palese quanto scriveva Cesare Pavese: «Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia». La creatività trova la sua scaturigine più autentica nella tradizione e nel radicamento nelle proprie origini. Questa considerazione è valida sia per il singolo individuo che per un popolo. Quando un popolo si allontana dal proprio passato, dai valori che hanno sempre rappresentato la coscienza della comunità, anche la cultura e l’arte perdono lo splendore e la capacità di essere sempre nuovi, eppure sempre validi e universali. Una pianta, radicata nel terreno, riceve sempre nuova linfa, perde le foglie vecchie e ne fa germogliare delle nuove. Ogni esperienza di vera appartenenza reca in sé la vitalità che proviene dalla verità sulla vita che viene tramandata di generazione in generazione, di padre in figlio. (pubblicatoi su Tempi.it del 30-10-2013)