Dopo aver incontrato filosofi, letterati, medici e altre grandi anime nel Limbo, Dante discende dal primo al secondo cerchio, che ha un diametro più ridotto, ma è più ricolmo di dolore che «punge a guaio». Dante incontra Minosse, guardiano non tanto del secondo cerchio dei lussuriosi, bensì dell’Inferno vero e proprio che inizia con il secondo cerchio, perché il Limbo è un mondo a sé stante, privilegiato, come abbiamo visto.

Mostro già presente nel VI libro dell’Eneide, Minosse è un giudice che sta in piedi ad ascoltare le colpe commesse dalle anime dannate e commina la pena adeguata avvinghiando la coda attorno a sé in base al numero del cerchio in cui il peccatore deve finire. Incontrando Dante, Minosse insinua in lui il dubbio sulla figura del maestro Virgilio:

 

O tu che vieni al doloroso ospizio, […]
guarda com’entri e di cui tu ti fide;
non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!
Una volta ancora la Commedia descrive i pericoli in cui ciascuno di noi s’imbatte nella vita. Dopo che si è incontrato un maestro che salva dalla selva oscura, può capitare che qualcuno insinui il dubbio sulle sue capacità, sui suoi meriti. La titubanza che riguardava all’inizio le nostre forze ora investe la figura a cui si è affidati.

Il pericolo è grande, perché non si può davvero camminare e crescere nella vita quando la paura si fa strada nell’animo. Virgilio rabbonisce Minosse. Finalmente Dante incontra le anime dei lussuriosi.