Il tema della viltà occupa tutti i primi tre canti dell’Inferno. Non si può vivere se si è bloccati dalla paura. Occorrono, invece, entusiasmo e speranza. Per questo non sarà un caso che le prime anime che Dante incontra nel cammino siano quelle degli ignavi, i pusillanimi, che non sono neppure degni di stare all’Inferno. Hanno una collocazione tutta loro, l’Antinferno. Costoro, che mai non hanno vissuto, perché mai non hanno scelto, una volta morti devono inseguire un’insegna, che mai non ha posa.

Punti da mosconi e vespe, loro che nella vita non hanno mai inseguito un ideale e non avrebbero mai offerto il proprio sangue per un Ideale, ora devono versarlo per i vermi che sono in Terra. Il monito di Dante auctor è forte e riguarda tutti noi. Ciascuno di noi, infatti, può rischiare di non prender posizione, di non scegliere, sopraffatto dall’illusione che si possa stare tranquilli, anche senza credere in nulla, anche senza scoprire una ragione per cui valga la pena intraprendere il viaggio della vita.