Alla fine del canto II il viaggio non è ancora iniziato. Dopo le parole di Virgilio sulle ragioni per cui valga la pena partire, Dante sembra recuperare il vigore e l’entusiasmo. Ma le sorprese non sono finite. Dinanzi all’epigrafe posta sulla porta dell’Inferno ritornano le antiche paure. Le parole incise sono cupe e orride:

Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;

fecemi la divina podestate,

la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

Nei primi tre canti dell’Inferno, Dante presenta la sua straordinaria pedagogia. Un discorso non può avvincere e convincere, non è sufficiente neanche conoscere le ragioni e le motivazioni.

Come farà Dante ad entrare attraverso la porta dell’Inferno? Vedremo nella puntata di oggi la somiglianza tra il metodo di Dante e quello di sant’Ignazio di Antiochia e di sant’Ambrogio.