La Vita nova si conclude con una profezia di Dante: «Apresso questo sonetto apparve a me una mirabile visione, nella quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei. E di venire acciò io studio quanto posso, sì com’ella sae, veracemente. Sì che, se piacere sarà di Colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dire di lei quello che mai non fue detto d’alcuna» (capitolo XLII).

L’ipotetica data di conclusione dell’opera è il 1294. Dante si ripromette di studiare ed esercitarsi fino a quando non sarà capace di scrivere quanto nessuno ha scritto di una donna. Dante conclude la Vita nova così: «E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus».

Dante morirà davvero dopo aver terminato la Divina Commedia? Perché Beatrice è così importante per Dante tanto che il poeta ha pensato di comporre per lei il sommo capolavoro?