Il canto XIII dell’Inferno viene presentata la selva dei suicidi che sono trasformati in pianta. Come in vita hanno reciso il rapporto tra anima e corpo, ora non conservano più le fattezze del corpo.
Trasportati dal centauro Nesso al di là del fiume Flegetonte, Dante e Virgilio sono deposti sulla riva del fiume e il centauro ritorna indietro. Al poeta appare davanti una selva impenetrabile, senza sentieri, intricata, strana. Neppure quelle che si trovano tra Cecina e Corneto sono così selvagge. Vi abitano le Arpie, quelle stesse che hanno cacciato i troiani dalle isole Strofadi.
Virgilio invita Dante a osservare bene, perché vedrà cose a cui non crederebbe se lui Virgilio gliele raccontasse. Dante ode dei rumori e, non vedendo nessuno di fronte a sé, si arresta, tutto preso dalla paura. Allora il maestro invita Dante a strappare un ramo in modo tale che i suoi dubbi siano tutti troncati. Inizia così la storia dell’incontro del poeta con Pier della Vigna, il segretario dell’imperatore Federico II reso immortale dai versi del poema.