Statuario, imponente, con fiero aspetto tanto da aver «l’Inferno a gran dispitto», Farinata è stato uno degli artefici della vittoria dei ghibellini di Firenze alleati a Siena contro i guelfi fiorentini nella battaglia di Montaperti del 1260. Ha dedicato tutta la sua esistenza terrena alla passione politica, alla sua fazione, al suo partito. Il suo cadavere venne riesumato nel 1283 quando dante aveva solo 18 anni. Chissà quale impressione destò in lui il processo. È definito nel canto VI come uno di coloro che «a ben far puoser li ‘ngegni», ma ciò non è sufficiente alla sua salvezza.

La fama di essere epicureo, di considerare l’anima mortale fa sì che Dante lo ponga qui tra gli eretici. Ora, sentendo la «loquela» di Dante, Farinata capisce di aver di fronte un concittadino e la prima domanda che gli rivolge riguarda la sua famiglia, il partito di appartenenza.

Quel «Chi fur li maggior tui?» non è una domanda interlocutoria di cortesia, ma è una richiesta di prendere posizione di fronte alle lotte cittadine, di schierarsi, di svelare apertamente la propria fede politica.

Inizia così la tenzone tra Dante e Farinata. Vediamo in questa puntata il primo tempo della disputa tra i due grandi, interrotto da un intervallo (l’intervento di Cavalcante de’ Cavalcanti).