Dante e Virgilio arrivano al quinto cerchio, ove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi, all’interno della palude stigia, che circonda la città di Dite.

Dante vede una scena che non riesce bene a decifrare: due luci dall’alto di due torri si rispondono come fossero segnali luminosi codificati. Virgilio spiega che i due segnali preannunciano l’arrivo di una figura infernale. È Flegias che traghetta un vascello snello e piccolo. Rapido come una saetta appena scagliata giunge sull’acqua apostrofando Dante: «Or se’ giunta, anima fella!».

Come ha precedentemente messo a tacere Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, così ora Virgilio rabbonisce anche il nuovo arrivato. Il demone accoglie Virgilio e Dante nella barca. Ad un certo punto un dannato si fa incontro alla barca chiedendo l’identità di quell’uomo che si trova all’Inferno prima della morte. Inizia un breve scontro verbale tra il poeta fiorentino e il dannato. Per la prima volta nell’incontro con le anime dannate Dante mostra astio e ostilità.

Approdato all’altra riva la situazione diventa drammatica per Dante dinanzi ai demoni che non vogliono farlo entrare nella città di Dite.