Dopo la questione dell’educazione affettiva Dante affronta subito anche quella dell’impegno politico. Potremmo anche dire che il poeta ha fin da subito sottolineato gli ambiti e i problemi fondamentali dell’umana esistenza: la «decisione per l’esistenza» (primi tre canti), la vocazione/affettività (canto V), il vivere associato (canto VI).

Non basta il «ben far» (come viene definita l’attività politica) per salvarsi, cioè non è sufficiente dedicare il proprio tempo al vivere associato, occorre che la propria dedizione sia illuminata, occorre una sorta di purificazione dell’agire politico.

La politica non salva l’uomo, né tantomeno un grande personaggio politico, come ad esempio Farinata (di cui si accenna qui e che troveremo nel canto X dell’Inferno tra gli eretici).

In un’epoca come la nostra in cui sembra concretizzarsi il disinteresse per la politica profetizzato dall’intellettuale francese Alexis de Tocqueville (1805-1859), in cui si è spesso persa la consapevolezza che l’impegno politico è per il bene comune, giova ricordare la lezione di Dante.