Il problema umano è, quindi, riconducibile a questa situazione: il cuore anela ad una felicità infinita, i beni e i piaceri di cui noi possiamo godere sono finiti e limitati, per quanto grandi, l’uomo non riesce a creare un bene infinito che lo soddisfi, l’unica possibilità è che un bene infinito si renda, Lui, presente, si manifesti, si faccia incontrare. Sarebbe  un’epifania.

L’uomo, però, non riesce a  sostenere da solo e a lungo il senso di sproporzione, di vertigine che prova  di fronte al Mistero, all’Infinito, quel rapporto di fronte all’assoluto che fa riconoscere la propria piccolezza e desiderare che il Mistero si riveli, che si traduce in  domanda, in preghiera. Solo davanti ad una presenza e a un grande amore, infatti, l’uomo abbandona i propri progetti e abbraccia quello che ha incontrato. Altrimenti, quando domina il senso dell’assenza, prevale una desolazione sconsolata o magari una gaia disperazione che ricorre a rimedi illusori per la felicità. Leopardi sottolinea in tutta la sua produzione le risposte illusorie che gli uomini o la natura forniscono alla domanda di felicità: l’ideologia, il divertissement, la moltitudine dei piaceri, l’immaginazione, la memoria, l’attesa, il piacere «figlio d’affanno» (di cui parleremo in questo articolo) e il ritorno allo stato di natura (di cui ci occuperemo la prossima volta).

È esperienza comune quella di assaporare una sensazione di particolare piacevolezza una volta che sono finite le angustie di una malattia, di un periodo faticoso dal punto di vista lavorativo o particolarmente drammatico per casi che ci sono occorsi. Trascorsi mesi di studio per un esame, una volta superato, siamo invasi da una sensazione  di piacere che non deriva solo dall’aver compiuto un passo verso la realizzazione del nostro obiettivo, ma dall’aver superato momenti in cui magari si è faticato e si son sostenuti sacrifici. Dopo una malattia, dopo giorni o settimane a letto senza aver la possibilità di muoversi o compiere altre attività, si gode dell’avvenuta guarigione e della ripresa delle normali attività che magari prima si deprezzavano perché si era ormai adusi ad esse. I casi e le circostanze che ci possono occorrere sono tanti.