Oggi, sempre più, i servizi sociali fanno ricorso all’affido, piuttosto che all’adozione, nella speranza che il minore possa prima o poi ritornare nella famiglia di origine. «La Regione e perfino il Parlamento deliberano considerando la nostra esperienza; interpellandoci anche, per valutare che cosa scrivere per il bene dell’affido» dice don mauro Inzoli.

 

Al raduno delle famiglie del 5 marzo del 2000 Giorgio Vittadini afferma che «l’affido in sé è l’esperienza più alta della verginità, perché avere un figlio, tirarlo su come proprio, senza che lo sia, e nella consapevolezza che, da un momento all’altro, ci possa essere levato e ridesti nato alla famiglia d’origine vuol dire essere veramente vergini, nel senso di volere il destino di quello che si ha davanti sino in fondo, senza possederlo neanche un po’».

Un libro raccoglie la storia dell’associazione Fraternità e l’esperienza dell’affido: Il tuo cuore la mia casa. Dentro la quotidianità dell’affido di Antonio Ricciardi (Edizioni Ares 2011, pp. 200, euro 15). «È un libro caldo, nel senso di attuale, che tratta temi scottanti, ma anche nel senso che è pieno di cuore, di passione- in ogni caso, un libro diverso. Leggendo senti le voci dei protagonisti e intravedi i loro volti, uno più bello dell’altro». Così il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, introduce il libro di Antonio Ricciardi. Scrive anche che «la famiglia cristiana è credibile e affascinante nella misura in cui vive e testimonia la bellezza dell’amore dono e comunione segno trasparente della presenza di Cristo e riflesso sulla terra della Trinità divina». Le testimonianze raccolte rivelano che l’accoglienza «appartiene alla paternità e alla maternità; e  se l’affido suscita la misericordia che è propria del padre […], esso è anche segno del dare tutto se stessi senza chiedere nulla in cambio, che è intrinseco alla maternità naturale» (Antonio Ricciardi).

(pubblicato su La bussola quotidiana del 13 ottobre 2011)