I due bimbi sono ora più buoni solo perché non hanno più nemmeno il coraggio di giocare e di litigare, ora che non ci sono più i genitori. I bimbi fanno i capricci perché sanno che c’è qualcuno che li ama e che è disposto a perdonarli e ad abbracciarli nonostante i loro difetti e i loro continui errori come sottolinea chiaramente Pascoli nella seconda parte:


«Anche a que’ tempi noi s’aveva paura:
sì, ma non tanta». «Or nulla ci conforta,
e siamo soli nella notte oscura».

«Essa era là, di là di quella porta;
e se n’udiva un mormorìo fugace,
di quando in quando». «Ed or la mamma è morta».

«Ricordi? Allora non si stava in pace
tanto, tra noi…» «Noi siamo ora più buoni…»
«ora che non c’è più chi si compiace

di noi…» «che non c’è più chi ci perdoni».

Nella vita di un bimbo non è importante essere buono, ma avere il volto amoroso della mamma al fianco, sapere di poter contare su di lei, che è presente anche quando si trova in un’altra camera e quando il lume fioco della lampada si intravede solo dalla serratura. Quando non c‘è più chi ci perdoni, chi si compiaccia di noi, allora non rimane altro all’uomo che cercare di essere più buono. Il perdono è il dono più grande che ci sia stato fatto, è l’abbraccio della nostra persona nonostante i nostri limiti e le nostre mancanze. Non a caso san Francesco nel «Cantico delle creature», quando sposta il suo sguardo dal creato all’uomo, sottolinea proprio l’importanza del perdono e scrive:

 

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

 

Quando non c’è una presenza amorosa che lo abbracci e che gli voglia bene, l’uomo è incapace di affrontare la realtà, è preso dal dubbio e dalla paura, che può tramutarsi in angoscia. Perché l’uomo possa vivere con entusiasmo e con baldanza deve riconoscere una presenza buona che gli permetta di rialzarsi nonostante tutti gli errori che possa compiere. Accade proprio come al parco giochi quando un bimbo scende dallo scivolo e si diverte sull’altalena alla presenza della mamma. Ad un certo punto questa si distrae e si mette a parlare con un’amica. Allora il bimbo si ferma, perché non si diverte più e, triste, chiede: «Che senso ha che io giochi se nessuno mi guarda?». Noi tutti siamo come questo bimbo che ha bisogno di essere guardato mentre corre, si diverte ed è felice. La felicità è tale solo se può essere condivisa, come pure la bellezza può essere gustata solo quando possiamo assaporarla con qualcun altro.