NON SI RICOMINCIA SENZA DESIDERIO. “[…] Per tutti, insegnanti e studenti, non è possibile ricominciare, varcare la soglia della classe, incontrare compagni e colleghi, professori e alunni, senza essere animati dal desiderio che possa accadere qualcosa di grande nelle giornate. Il desiderio. Questa è la chiave perché i docenti e gli studenti possano affrontare le lezioni e l’incontro con nuovi compagni animati da quello stesso entusiasmo e da quella trepidazione che si provava il primo giorno. Altrimenti come non farsi prendere dalla monotonia, dal cinismo, dal sentimento comune che tanto non cambierà mai nulla? L’augurio è che il cammino dell’insegnante e del ragazzo possa essere una vera esperienza. Da cosa si misura un’esperienza? Dall’esito, dalle delusioni, dai risultati, sì in parte anche da questo, ma soprattutto dal fatto che quanto si vive divenga occasione per essere più uomini e più umani, per capire un po’ meglio la propria persona, la strada e che cosa abbia a che fare quanto viviamo con il nostro desiderio di felicità. Quando fai esperienza davvero, lo capisci, perché guadagni qualcosa di te e della realtà […]“.

 

L’AVVENTURA DELL’INSEGNAMENTO. “Soltanto quando sei colpito da qualcuno o sei affascinato da lui o inizi a volergli bene allora scopri una parte di realtà fino ad allora sconosciuta e il rapporto diventa metodo e strada. Bambino, ragazzo, adulto stanno tutti sulla stessa barca. E hanno tutti bisogno di un maestro per riscoprire che «l’alba non è una cosa ovvia». Ci auguriamo che in qualche modo per tutti la scuola possa essere non un semplice luogo di trasmissione di informazioni e di cultura, di disciplina e di discipline. La scuola deve essere un luogo in cui l’io del ragazzo si sente fiorire, crescere, germogliare nel desiderio che la propria persona possa scoprire i propri talenti e metterli al servizio di tutti. Perché ciò avvenga è indispensabile che si metta al centro la persona, che si viva l’avventura dell’insegnamento e dell’apprendimento come scoperta. Sì, scoperta di sé e scoperta dell’altro, scoperta di un cuore che accomuna il ragazzo di dieci o diciotto anni all’insegnante che si avvicina per la prima volta alla cattedra o, viceversa, sta per andare in pensione. In questo modo si può riconoscere il valore dell’altro che è segno del Mistero che l’altro ha dentro. Questo è l’amore. Che la propria pienezza, la propria realizzazione è fatta coincidere con l’affermare l’altro.Come fare allora? Non fidiamoci dal fatto che la cultura e la società di oggi ci dicano che essere adulti significhi essere autonomi e fare da soli. Non fidatevi, ragazzi, dell’istinto che avete ora di fare da soli perché vi sentite grandi. Cammina davvero e apprezza il cammino compiuto solo chi ha un maestro e una compagnia, ragazzo o adulto che sia. La bellezza che si incontra nella vita deve essere condivisa con gli altri: non è un imperativo morale astratto, ma una necessità innata del nostro cuore. Lo capiamo nell’esperienza quando siamo in un luogo bellissimo o facciamo un’esperienza stupenda e sentiamo l’urgenza di comunicarlo alle persone che ci sono più vicine e amiche”.