Nell’incontro con la suora Amerigo comprende meglio sé e la realtà, perché in lui si sviluppa un’intelligenza nuova. Capisce che nel perseguire un ideale l’uomo si compie, mentre nell’aderire ad un’ideologia la persona sfiorisce e si intristisce.
Le suore liete, che stanno davanti ai degenti con amore compassionevole, scevro di alcuna pretesa, e che hanno scelto con un atto di libertà, hanno identificato loro stesse in quella missione e proprio per questo restano distinte dall’oggetto della loro missione, padrone di sé e felicemente libere.

«Questo modo d’essere» pensa Amerigo «è l’amore […]. L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo». L’amore non misura e per questo non ha confini e limiti. Nel momento in cui l’essere umano inizia a misurare quanto ha dato e quanto si aspetterebbe in cambio è già al di fuori dell’ambito dell’amore e si muove per una convenienza utilitaristica.
Indubbiamente anche il padre che si aspetta di essere riconosciuto ama il figlio, ma la forma più elevata d’amore è la carità di quelle suore che amano in modo incondizionato le persone che si trovano al Cottolengo, senza aspettarsi nulla in cambio. Proprio perché amano in questo modo le suore sono liete.

Ad Amerigo appare chiaro che la carità è la via al compimento e alla felicità. Sant’Agostino scrive: «Ama e fa’ ciò che vuoi; […] sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene». Ne I promessi sposi alla prova Testori scrive:  «L’amore, la più grande ditta che esista, perché non guadagna; perché si limita solo e sempre a dare. Fu allora, e fu all’amore, che Lui mi convertì. Non che, con questo, presumessi di cambiare la natura che m’era stata data; bensì, di mutarne il cammino».

Il rapporto che Amerigo ha instaurato con la fidanzata Lia non è davvero autentico e vero, perché lui l’ha tenuta all’oscuro di tutto, della sua passione politica e delle ragioni del suo impegno sociale.
Con il passare degli anni una scontata monotonia si è impadronita della loro relazione tanto che Amerigo non si aspetta più nulla. Non si è sorpreso neppure alla notizia che la sua fidanzata è in dolce attesa. Ora, invece, gli sembra tutto chiaro: «Per lo spazio di un secondo (cioè per sempre) gli sembra di aver capito».

Quel secondo in cui lui ha compreso può valere un’eternità: per sempre. Ora Amerigo vuole spiegare tutto a Lia, perché finalmente la guarda come una persona che desidera la felicità e scorge in lei la tristezza. Per questo le vuole telefonare, per spiegarle tutto delle elezioni, del Cottolengo e delle persone che ha incontrato. Quando la chiama, tra i due inizia una discussione, perché emergono i soliti malintesi e fraintendimenti.
Eppure, Amerigo ha compreso al Cottolengo che cosa sia l’amore e, appena potrà, parlerà con chiarezza alla fidanzata e le spiegherà tutto (le sue passioni, le sue scelte, i suoi valori) e la ascolterà. Per lo meno ne è convinto la sera di quella giornata che ha trascorso al Cottolengo.

Di fronte all’incontro avvenuto al Cottolengo Amerigo deve fare una scelta: deve lottare con l’uomo vecchio (pieno di boria e di presunzione, perché crede di sapere e si è costruito un sistema, un progetto di vita) se vuole seguire la bellezza incontrata.
Amerigo può riconoscere come vero quanto ha visto ed è accaduto, favorendo così in lui la nascita dell’uomo nuovo, oppure può sorprendersi solo per qualche istante per ritornare, poi, nella plumbea routine cui era abituato con il solito sguardo cinico e disilluso.

Ogni scelta è drammatica, perché quando si prende una decisione si deve rinunciare ad un’opzione in nome di un’altra. Nel suo significato etimologico la parola «decisione» («decido» in latino significa «tagliare via») ben esprime con concretezza la fatica e la categoricità della scelta. Occorre una rinuncia.

Ora Amerigo vede con una luce diversa la fidanzata.
Non sappiamo cosa accadrà a lui nelle settimane successive. Sappiamo però quello che accade a Calvino proprio mentre scrive il romanzo. Prende delle scelte che cambiano la sua vita. Nel 1962 Calvino incontra a Parigi Esther Judith Singer, si fidanza con lei e la sposa nel febbraio 1964. L’anno dopo nasce la figlia Giovanna.

Come Calvino, anche Amerigo comprende che l’amore, la felicità, la giustizia devono essere sperimentati nel presente. L’uomo vive troppo spesso nel passato o proiettato in prospettive di rinascita e di ricostruzione future. È nel presente che si può davvero fare esperienza: “Il passato […] gli pareva una gran trappola. E il futuro, quando ci se ne fa un’immagine (cioè lo si annette al passato), diventava una trappola esso pure”.

La giornata di uno scrutatore si conclude con l’immagine della città perfetta che si intravede nella città imperfetta:
La città dell’homo faber, pensò Amerigo, rischia sempre di scambiare le sue istituzioni per il fuoco segreto senza il quale le città non si fondano né le ruote delle macchine vengono messe in moto; e nel difendere le istituzioni, senza accorgersene, può lasciar spegnere il fuoco. S’avvicinò alla finestra. Un poco di tramonto rosseggiava tra gli edifici tristi. Il sole era già andato ma restava un bagliore dietro il profilo dei tetti e degli spigoli, e apriva nei cortili le prospettive di una città mai vista.

Amerigo assiste ad una scena piena di carità e di simpatia. Lo scrutatore vede passare donne nane nel cortile «spingendo una carriola di fascine». Il carico è per loro pesante. Sopraggiunge «un’altra, grande come una gigantessa» e lo spinge, quasi di corsa, e sorride, e dopo di lei tutte sorridono.
Un’altra, pure lei grande, spazza il cortile con una scopa di saggina. «Una grassa grassa» spinge «per le stanghe alte un recipiente-carretto, su ruote di bicicletta, forse per trasportare la minestra». Amerigo comprende che «anche l’ultima città dell’imperfezione ha la sua ora perfetta, […] l’ora, l’attimo, in cui in ogni città c’è la Città».

Come per osmosi, chi ha fatto esperienza di essere amato desidera amare.