WILL HUNTING – GENIO RIBELLE è un film che piace molto ai ragazzi.

VOLER BENE E VOLERSI BENE DAVVERO. Prima di riuscire a dire alla sua ragazza “Ti amo”, prima di voler davvero bene a qualcuno, Will deve sentirsi amato, sentirsi abbracciato così come è, con la sua storia, i suoi limiti, le sue grandi doti. Solo nell’esperienza dell’essere amato (esperienza che lui, orfano, non ha ancora sperimentato, non ha ancora conosciuto, non sa che cosa voglia dire), Will inizia a desiderare di essere migliore come persona, che non significa altro che “essere pienamente se stesso”, quello per cui è nato. Lo psicologo gli dice: “Ci sei nato, non nasconderti dietro a – Non l’hai chiesto -”. E’ un’avventura, una sfida quella di desiderare di capire la propria strada, il proprio bene, quello per cui si  è nati e si è fatti. Solo allora, nel rapporto adulto con lo psicologo, Will inizia a prendere sul serio sé e, di conseguenza, ciò che vive, in primis la sua donna. Will partirà alla fine, perché ha un conto in sospeso con una ragazza.

Molto interessante è questo dialogo tra Will e lo psicologo:

Sean Mc Guire         Hai qualcuno?

Will                            Cosa intende dire?

Sean Qualcuno che ti fa scoprire nuove cose .. Che ti tocca dentro… Che cosa ti appassiona, che cosa desideri? Cosa vuoi veramente? Rifili stronzate a chiunque. Ti faccio una semplice domanda e non sai rispondere. Qual è la tua strada?

Noi spesso non ci poniamo le domande che dovrebbero essere più consuete nelle nostre giornate (che cosa vogliamo dalla vita? Che cosa desideriamo davvero? Per che cosa siamo nati?), perché non ci prendiamo sul serio. Anche il gruppo di amici di Will, quasi sino alla fine del film, non si prende sul serio, fino a quando non accade che qualcuno prende Will sul serio, drammaticamente sul serio. Allora Will inizia a cambiare.

Per conoscere davvero, per capire a fondo un aspetto della realtà, ci si deve affezionare (nel senso etimologico di “essere colpiti”), ci si deve interessare (cioè io devo c’entrare con quell’aspetto e quell’aspetto deve entrare a far parte della mia vita), ci si deve appassionare. Non può non venire in mente il dialogo tra la volpe e il piccolo principe nel testo Il piccolo principe di A. de S. Exupery in cui si discute sul significato di “addomesticare” (che include l’idea di creare familiarità, intimità). La conoscenza comporta una sorta di conquista più profonda della realtà. Bellissimo, a tal proposito, è il dialogo tra lo psicologo e Will in cui lo psicologo afferma di non rimpiangere nulla dei giorni trascorsi con sua moglie e confessa che i difetti della moglie, che lui solo conosceva, sono quanto di più bello conserva di lei, ciò che lega lui in particolare ad una donna in particolare.

La vera conoscenza comporta un confronto con il proprio cuore, cioè con la propria esigenza di felicità, di bellezza e di amore: in questo confronto la persona fa una verifica per valutare se quanto capita corrisponda al proprio cuore. Non si può parlare con verità se non di quanto abbiamo giudicato e verificato con il nostro cuore. Sean dice al presuntuoso Will:”Tu non hai la minima idea delle cose di cui parli… Se ti chiedessi dell’arte, mi diresti tutte le opere scritte … ma scommetto che non sai dirmi che odore c’è nella Cappella Sistina, non sei stato lì con la testa rivolta al soffitto. Se ti chiedessi delle donne,… non sai dirmi cosa vuol dire risvegliarsi a fianco di una donna e sentirsi felici. Sulla guerra… citeresti Shakespeare, ma non sai cosa vuol dire vegliare tenendo la testa del tuo amico sulle spalle… Sull’amore… citeresti un sonetto, ma non lo conosci, non sai cosa vuol dire essere stato del tutto vulnerabile, non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi sentendo che Dio ti ha mandato lei per salvarti dagli abissi dell’inferno, non sai cosa si prova a strare a fianco di un letto di un ospedale, non sai cosa significhi una vera perdita, perché questa si verifica quando hai amato qualcuno più di te…”.

Bisogna partire dall’esperienza di sé, dal nostro io in azione, non dall’idea che si ha di sé.Qui emerge, poi, la presunzione di chi pensa già di sapere, Will. Questi, fintanto che non si depriverà di tale presunzione, non inizierà l’avventura della conoscenza.

Lo psicologo ha preso i fatti, ciò che gli capitava, sempre sul serio, così sul serio che si ricorda la data, il momento in cui ha capito che sua moglie sarebbe stata “sua moglie”, cioè il momento in cui quella donna è entrata nella sua vita incidendo profondamente su di lui. Richiamandoci alla memoria Dante, lo psicologo afferma che la donna che si incontra nella vita “ci salva dagli inferi”, cioè ha il potere, la capacità, diciamo pure la “responsabilità”, di compierci, di realizzarci, di completarci, di farci sentire meno soli, di renderci felici (Donna come Beatrice). A proposito della donna, lo psicologo parla di “Angelo, spirito mandato dal Cielo”.

Prima di partire per il suo viaggio (l’avventura, la sfida della vita) Will deve riconoscere il proprio limite, la propria miseria. Anche Dante prima di tutto visita l’inferno, ovvero il male di cui tutta l’umanità è capace e che lui stesso potrebbe compiere. Prendere coscienza della propria miseria, del proprio limite è la condizione indispensabile per la mendicanza, per domandare, per chiedere aiuto. Nella vita non c’è risposta ad una domanda che non si pone. Nella vita è fondamentale imparare a chiedere e a cercare.

Lo psicologo gli ripeterà più volte : “Non l’hai voluta tu, non l’hai voluta tu”. Non abbiamo desiderato noi il nostro male, la nostra miseria. Non possiamo censurare il nostro male, dobbiamo, anzi, partire da quello per capirci, per capire che da soli non siamo nulla. Solo nel rapporto con qualcuno che ci conosce meglio di noi, perché ci prende più sul serio di noi, iniziamo “ad essere”, cioè ad emergere come persona.

L’idea di educazione che emerge dal film è simile a quella espressa da Dante nella Commedia. L’educazione introduce alla comprensione della realtà: occorrono un maestro (una figura autorevole) e un’ipotesi esplicativa (e positiva) del reale. Il maestro accompagna il ragazzo con letizia (fiducia nella positività della realtà), proprio come Virgilio quando nel canto III dell’Inferno prende per mano Dante con lieto volto e lo mise dentro a le secrete cose. Il talento è quanto abbiamo già ereditato fin dalla nascita, è la nostra passione più profonda. Fino a che non incontra Sean, Will non prende sul serio il proprio talento e, quindi, non prende s

E’ importante che la persona ci sia in tutta la sua totalità nell’esperienza. Non ci deve essere una distanza, ma un affetto, un coinvolgimento. Occorre però tutta la persona, LA RAGIONE (TENER CONTO DI TUTTI I FATTORI IN GIOCO), UN’EDUCAZIONE (UN MAESTRO CON UN’IPOTESI DI LAVORO). Fondamentale è anche il CUORE. Il cuore in senso biblico è il desiderio di assoluto e di Infinito che abbiamo in noi e che ci fa essere a immagine e somiglianza di Dio. Questo desiderio di assoluto si traduce in un desiderio di felicità infinita, di amore infinito, di bontà e di giustizia infinte. L’uomo deve prendere coscienza di quest’animo. Poi c’è il GIUDIZIO. Giudicare significa confrontare quanto ti accade con il tuo cuore, ovvero con questa esigenza di felicità, di bontà, di amore.

Nessuno fa esperienza soltanto quando prova o sperimenta qualcosa.  Una persona può aver avuto tante donne, ma può non aver mai fatto esperienza dell’amore. Miguel Manara, la figura storica nascosta sotto il leggendario Don Giovanni, ha conquistato tante donne, ma non conosce davvero la natura dell’amore fin quando non incontra Girolama, che lo abbraccia nonostante il suo limite, che lo ama per quello che è, che gli mostra una letizia che le altre donne non possedevano. Miguel Manara incontra una umanità diversa, più corrispondente alla sua attesa, al suo umano desiderio di essere amato. L’abbraccio amoroso che la ragazza gli mostra corrisponde pienamente a quanto il cuore di Miguel Manara attende. Questi deve, però, riconoscere la sorprendente corrispondenza tra l’esperienza dell’incontro fatto e il suo desiderio di amore. Deve chiedersi le ragioni di questa corrispondenza, deve capire la natura delle domande del proprio cuore e, nel contempo, deve  investire di una domanda ciò che ha incontrato. Non c’è umana esperienza senza questa verifica di corrispondenza al cuore. Nell’esperienza dell’amore la persona coglie la propria dimensione strutturale di essere dipendenza da un altro e, in particolar modo, da quell’Altro che ci ha fatti. Nel contempo, la persona comprende che nell’esperienza dell’amore ci sono un compimento, una soddisfazione, una letizia differenti rispetto ad una posizione narcisistica di auto soddisfazione. L’apertura all’altro è una dimensione naturale per l’essere umano. La persona crescendo finisce, spesso, per dimenticarselo fino a quando non fa esperienza di essere amato. Quando accade questo? Solo quando qualcuno ti fa percepire che tiene proprio a te, che ti vuole bene così come sei, incondizionatamente, senza preclusioni.

 

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