altEsiste un Novecento letterario in parte o del tutto sconosciuto. Con la chiusura del canone del secolo scorso sono stati esclusi poeti e romanzieri che avrebbero, invece, meritato una particolare menzione. A questo si aggiunga il fatto che gli scrittori che sono entrati nel canone sono stati spesso ridotti all’interno di clichés, di luoghi comuni, di definizioni che li hanno classificati, resi più accessibili e quasi cristallizzati. In quest’operazione intellettuale effettuata a posteriori dalla critica senz’altro è emersa l’immagine di un secolo che avrebbe escluso la religiosità e il fatto cristiano dalla materia poetabile. A fianco di questa visione stereotipata del secolo corre, però, un secondo Novecento che potremmo definire «contro-Novecento letterario», costituito dai grandi dimenticati (Grazia Deledda, Federico Tozzi, etc.) o dalle opere non conosciute di chi è entrato nel canone.

            Così, una rapida incursione nel territorio della poesia del Novecento ci rivela, invece, come tutti i poeti si siano confrontati con l’avvenimento cristiano della nascita di Gesù, anche se a scuola poesie al riguardo spesso non solo non vengono studiate, ma neppure citate. Non ricordo di aver studiato al liceo o all’università neppure una poesia dedicata al Natale. Devo ritornare con la memoria agli anni delle elementari, quando ai maestri piace tanto raccontare le storie. Iniziava così la poesia: «-Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!/ Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei». Il testo si intitola «La notte santa». L’autore è Guido Gozzano.

    

 

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