THE TRUMAN SHOW

REGISTA: PETER WEIR

(autore di L’attimo fuggente, Picnic at Hanging Rock, Witness-Il testimone)

USA 1998 

  1. LIBERTÁ. IDEOLOGIA. UTOPIA.

Il regista dello show si chiama significativamente Christof, un uomo che vuole farsi Dio, come in tutte le ideologie, in tutti i sistemi in cui l’uomo pensa di costruire il mondo perfetto. Ha voluto costruire un mondo perfetto, senza libertà. Tutti sono attori, sono tutte marionette  a cui vengono suggerite le battute. Viene intervistato Christof che dice: “Perché Truman non è riuscito a scoprire la vera realtà del mondo in cui vive? Noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta.”

Non troviamo risposte perché non ci poniamo domande, non troviamo la verità perché non la cerchiamo davvero e col cuore. «Niente è tanto incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone» (Cfr. R. Niebuhr, Il destino e la storia. Antologia degli scritti, BUR, Milano 1999). Non c’è risposta ad una domanda che non si pone.

Silvia chiede a Christof che diritto abbia di prendere un bambino e di trasformare la sua vita. Lui risponde:” Io gli ho dato la possibilità di vivere una vita normale. Il mondo è malato. Se fosse determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo. Truman preferisce la sua cella”.

In una scena Truman cerca di prendere il battello, ma non ci riesce. La sua libertà non è stata educata a giocarsi, la sua vita è omologata, da pubblicità. All’amico confessa: “Tu non hai mai l’impressione che la vita vada verso una direzione?”. L’amico gli risponde: “Un posto come questo non esiste, hai visto che tramonto”. Truman risponde: “Ho deciso di andare via”.

Alla fine del film, durante la tempesta, il regista penserà addirittura ad uccidere Truman pur di non perderlo. Alla fine gli dirà: “Là fuori non troverai più verità, gli stessi inganni… Io ho seguito quando sei nato, il tuo primo giorno di scuola, il tuo posto è qui con me, come fai ad andartene?”. Christof rappresenta qui colui che vuole togliere la libertà all’altro ponendosi lui come risposta alla domanda di felicità del cuore dell’uomo.

  1. LA RICERCA DELL’IO.

Truman inizia a domandare, a ricercare quando incontra dopo 22 anni suo padre, che pensava morto. Allora cerca di ricostruire l’unico volto umano VERO che aveva incontrato, quello di Lauren/Silvia.

All’amico così dice: “Non ti viene mai il prurito ai piedi, l’ansia di partire… Voglio andare via, alle Fiji” (dove pensava fosse partita la donna che amava). La ricerca dell’io riparte dietro ad un TU, a quel TU VERO ED AUTENTICO, che ti ama ed abbraccia così come sei. Silvia è l’unica che cerca di svelare la finzione e la menzogna dello show televisivo. Tutti gli altri cercano di tacere e censurare. Lei gli rivela: “Io non mi chiamo Lauren, ma Silvia”. Ci tiene a rivelargli il suo vero nome, il suo vero volto.

  1. LA LETTURA SIMBOLICA DEI NOMI.

Truman Burbank: Truman significa l’uomo vero; il cognome di Truman, Burbank, fa riferimento alla città di Burbank in California, sede di molti studi televisivi e cinematografici.

Christof è metafora dell’uomo di oggi che vuole ergersi a Dio.

  1. Maria è il nome della barca che salva Truman, come una delle caravelle di Cristoforo Colombo che uscirono dal mondo allora conosciuto varcando l’ignoto per approdare a un nuovo mondo.

Il numero della barca è 139 (qualche allusione alla simbologia medioevale?).

Meryl è la moglie di Truman è così chiamata in riferimento a Meryl Streep, un’attrice. Infatti non è altro che un’attrice che recita il ruolo di qualcuno che ama Truman.

Marlon è il miglior amico di Truman prende il nome da Marlon Brando. Anche lui, come Meryl, è solo un attore che non ha veri sentimenti di amicizia per Truman.

La città artificiale nella quale vive si chiama Seahaven, letteralmente “rifugio di mare”, “porto sicuro”, riferito a un luogo che doveva apparire a Truman il più rassicurante possibile (in tutta la vicenda il protagonista viene continuamente dissuaso dal tentare di uscire dalla città) e il nome inoltre, con la sua assonanza con heaven (paradiso) richiama a un’idea di luogo ameno e idilliaco

  1. VIVERE UNA VITA AUTENTICA O INTERPRETARE UNA PARTE?

Il film può essere letto come metafora del mondo in cui l’uomo vive spesso una finzione, interpreta una parte, non ricerca la verità e il proprio vero volto umano.

  1. ANTICIPAZIONI SUGLI SCENARI TELEVISIVI CONTEMPORANEI

Il film è anche una anticipazione di quanto è accaduto in questi anni a livello televisivo (Grande fratello, …). Si presta quindi ad una riflessione al riguardo.

Commenta questo Articolo