altIl triestino Svevo (1861-1928) non è un letterato di professione, così come molti intellettuali del Novecento, spesso lontani dalla formazione tradizionale umanistica e universitaria e più improntati ad una preparazione tecnica o scientifica. Fortemente condizionato dal suo mestiere, prima di impiegato di banca, poi di direttore di industria (dopo il matrimonio con Livia Veneziani), Svevo vive in una terra che rappresenta un’eccezionale occasione di cultura, una città mitteleuropea dove può leggere in lingua originale Schopenhauer, Nietzsche, Freud, Darwin e Einstein, può apprezzare la musica tardo romantico di Brahms e di Mahler. Da autodidatta, si forma sui classici italiani, sulla narrativa francese dell’Ottocento, su Ibsen, Tolstoj e Dostoevskij. Conosce la lingua tedesca meglio dell’italiano (almeno secondo il giudizio del conterraneo U. Saba) e gli verrà talvolta mossa l’accusa di scrivere male.

 

 

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