SABATO 7 LUGLIO ALLE ORE 10 IN ONDA LA TRASMSSIONE “IO CERCO LA FELICITA'”

Solo uniformandoci alla legge del reale possiamo “respirare” nelle circostanze ed essere lieti. Noi siamo creati, infatti, a immagine e somiglianza di Dio, perché la legge dell’Essere è uguale a quella del nostro cuore. Ecco, quindi, che il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso”  deriva dall’ontologia e scaturisce, quindi, da un dato di realtà. Sta a noi verificarne la convenienza e la corrispondenza al nostro cuore. Così, l’etica risulta una strada per l’estetica, ovvero il principio morale è il metodo per perseguire una bellezza  più evidente nella vita.

Ama davvero colui che non comunica sé, ma indica e indirizza verso il bene come una mamma che mostri, piena di stupore, al figlio la strada buona del Destino verso cui tutti tendiamo piuttosto che legarlo a sé rendendogli difficile la via. Ama di più chi ti immette sulla strada e ti sprona al cammino della vita piuttosto che  chi ti avvince a sé. La tendenza dell’uomo sarebbe il possesso, chi ama veramente mostra qualcosa di bello a cui tendere.

Si veda, ancora una volta, il canto primo del Paradiso in cui gli occhi di Dante guardano fissi Beatrice.

 

“… Beatrice in sul sinistro fianco

vidi rivolta e riguardar nel sole:

aguglia sì non li s’affisse unquanco.

E sì come secondo raggio sòle

uscir del primo, e risalire in suso

pur come pelegrin che tornar vuole,

così de l’atto suo, per li occhi infuso

ne l’imagine mia, il mio si fece,

e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso”.

(Paradiso I, vv. 46-54)

Così, Dante, come per un processo osmotico, inizia anche lui a guardare verso il cielo, imitando il gesto di colei che ama. L’amore spalanca, quindi, al Mistero, proietta verso il tuo e l’altrui Destino, invece di soffocare in un rapporto a due. L’amore apre agli altri, perché desidera comunicare la bellezza che si è incontrata.

L’amore vero è, ancora,  offerta totale di sè che è possibile solo nel rapporto con Cristo che ha dato la sua vita per noi tutti. Offerta totale e commossa di sè fino al sacrificio della propria vita per l’Ideale!

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. (Gv. 15, 13)

L’ANNUNCIO A MARIA

Nell’opera teatrale di Paul Claudel L’annuncio a Maria queste riflessioni si traducono in grande poesia. Ivi, il sacrificio della croce è rappresentato con una tale forza attraverso la vivacità dei protagonisti che sembra quasi disturbare la coscienza, il perbenismo, il moralismo e il razionalismo che pervadono l’uomo benpensante di oggi.  Noi tendiamo spesso, infatti, a misurare anche l’amore immaginandoci la forma che esso debba assumere.

Ambientato vicino al monastero di Montevergine verso la fine del Medioevo, il dramma risplende della luce da cui sono illuminati i tre personagi principali: Anna Vercors, Pietro di Craon e Violaine.

 

Anna Vercors è sposato con Elisabetta, è padre di due giovani donne, Mara e Violaine, e ha dedicato tutta la vita al lavoro dei campi, ha faticato e guadagnato, cosciente del debito di gratitudine verso il Signore che fa tutte le cose: così, riserva le decime per mantenere il convento vicino. Proprio per la percezione di questa sovrabbondanza di grazia che ha investito la sua vita, decide di partire per la Terrasanta per pregare sopra il Santo Sepolcro per l’unità del suo popolo e dei cristiani, offrendo così le sue azioni per la totalità, per il bene di tutti. Affida la sua vita al Mistero, ben cosciente che potrebbe non ritornare più dal pellegrinaggio. Si congeda dalla moglie con tali parole:

 

“Tale è stato il male del mondo: che ciascuno ha voluto godersi i propri beni, come se per lui solo fossero stati creati, e non come se da Dio li avesse avuti in consegna. Il signore, il suo feudo, il padre, i suoi figlioli, il Re, il suo Regno e l’uomo di lettere, la sua dignità”.

Alla partenza affida Violaine a Giacomo di Hury perché la sposi.

Pietro di Craon è l’architetto costruttore di cattedrali per la comunità, ha votato tutto se stesso all’Ideale. Preso da un momento di debolezza, tentato dalla bellezza di Violaine, ha provato a violentarla, ma la giovane si è opposta con successo. Da quel momento vivrà dedito alla sua opera, soffrendo per il grave  peccato e staccandosi per sempre dai piaceri della carne. Si ammalerà di lebbra.

Violaine è la giovane che vive con entusiasmo la vita, felice di aderire al Mistero così come Esso si rivela. Incontrando colui che ha tentato di violarla tempo addietro, vedendolo lebbroso, mossa da misericordia, lo abbraccia e lo bacia castamente. Gli dice:

“Perdonatemi perché son troppo felice! perché quegli ch’io amo, mi ama, e di lui son certa… E perché Dio mi ha creata per essere felice e non per il male e non per la pena”.

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