Eugenio CortiE’ morto ieri a 93 anni nella sua casa di Besana Brianza il grande scrittore Eugenio Corti, l’indimenticabile autore de Il cavallo rosso e molti altri libri che rappresentano un pilastro della cultura cattolica del ‘900. Per l’occasione ripresentiamo un’ntervista pubblicata il 15 gennaio 2011 su La Bussola Quotidiana, in occasione del 90esimo compleanno di Corti.

«C’è un eroe dell’Iliade che amo più di tutti gli altri: Ettore. Incarna l’uomo che non si arrende. E non teme la sconfitta perché dà sempre tutto se stesso». Eugenio Corti, che di battaglie se ne intende, non ha nessuna intenzione di risparmiarsi. Anche sulla soglia dei novant’anni che si appresta a festeggiare venerdì prossimo. Nel salone della storica villa di famiglia, a Besana in Brianza, lo scrittore avanza piano, con incedere epico, sottolineato da un bastone da profeta e dal folto pizzetto bianco. Il caminetto è spento. Ma un fuoco sembra animarlo quando come un antico aedo si siede e racconta. Le lancette dell’orologio scorrono via veloci. Lo sguardo austero diventa quello paterno di un nonno che ricorda lucidamente i suoi trascorsi e gli occhi azzurri brillano quando rievoca l’esperienza che ha segnato la sua vita: «Penso spesso alla campagna di Russia del 1942. Ai colpi di cannone da rimanere sordi. Sei mesi in cui mi son ritrovato da novellino in prima linea. Quando ci hanno accerchiato per 28 giorni nei dintorni di Arbusov, nella cosiddetta Valle della morte, avevo già seminato e distrutto tutto ciò che avevo addosso: ero sicuro di finire prigioniero dei russi. E poi centinaia di chilometri a piedi, 15 gradi sotto lo zero, con unica coperta in testa come riparo. Ho visto molti amici cadere. Eravamo 1700, tornammo in 300».

Da questa vicenda è nata una delle sue prime perle, il diario I più non ritornano (1947). Ma è in Russia che ha deciso di diventare scrittore?
No. Ho sempre sognato di fare lo scrittore. In prima media mi sono ritrovato in mano i poemi omerici e ne sono stato conquistato dalla loro bellezza. Ho subito provato il desiderio di emularli. Mi piace molto la figura di Ettore. Ma anche il coraggio di Ulisse, cantato magnificamente pure da Dante: “e volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo”….

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