Nella seconda parte compaiono due termini che tanto piacciono alla poesia decadente: «Dio» e «anima». «Dio […] si dimentica di fare tutto il suo lavoro», ma, potremmo invece, aggiungere noi, citando un famoso film, «Dio ha bisogno degli uomini», ha voluto rendere compartecipi noi della sua grandiosa opera della creazione e della salvezza, perché nella nostra anima c’è tutto l’universo, siamo un microcosmo specchio del più grande macrocosmo che è l’universo. E nella nostra storia della salvezza è  riprodotta in piccolo, come in uno specchio, la più grande storia della salvezza dell’umanità. «Illuminato dai lampi» del cielo che sono l’unico sereno che riesce a concepire, il narratore si aspetta molto dalla vita e non può accettare meno di quello che si aspetta dal suo interlocutore. A chi si rivolge il testo? Finora si è parlato soltanto di Cielo e Terra, di sole e seme. Ora, sembra essere introdotta la figura di una donna amata, il tu dialogico di tutto il testo, colei che forse ha la capacità di riempire la vita dell’uomo e di far realizzare i suoi sogni. Ecco la seconda parte che si ripeterà identica più tardi, come ritornello della canzone: «È Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro/ Si stacca l’anima non fa più rumore/ Puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire/ E me ne frego di quale luce sei illuminata/ Io sono illuminato dai lampi che sono tutto il mio sereno/ Non posso accettare niente di meno di quello che/ Di quello che mi aspetto da te/Ed io mi aspetto molto da te».

Nella terza parte  il cielo vuoto è riempito solo dal respiro, come «un miraggio per prenderci in giro». Il cielo diventa un limite, un segreto, un tesoro, che l’animo umano desidera varcare, come Leopardi nell’«Infinito» di fronte alla siepe. La nostra immaginazione ha bisogno di spazi più grandi e naviga nello spazio. Abbiamo tutti bisogno dell’infinito, dell’immenso, dell’eterno. Il problema della vita è proprio quello di poter incontrare nelle nostre giornate quest’eterno. La questione è avere un interlocutore a cui poter chiedere tutto, da cui attendere il compimento del nostro cuore. La canzone si conclude così: «Non posso accettare niente di meno di quello che/ Di quello che mi aspetto da te/ Ed io mi aspetto molto da te/Io mi aspetto molto da te/ Io mi aspetto molto da te». Che bello attendersi molto dalla persona che amiamo! Quanto è saggio e realista comprendere che l’attesa che noi ci attendiamo dalla nostra vita, il compimento del nostro desiderio di felicità non potrà giungere senz’altro da chi ci è compagno nel cammino, ma solo da quel che Cielo che, se è vuoto, è solo perché Colui che l’ha creato si è fatto nostro compagno qui sulla Terra.

 (pubblicato su Il sussidiario.net del 18-2-2014)

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