Il concetto di figura ben rappresenta la nuova mentalità cristiana che pervade la cultura medioevale.

 

L’interpretazione figurale stabilisce fra due fatti o persone  un nesso in cui uno di essi non significa soltanto se stesso, ma significa anche altro, mentre l’altro comprende o adempie il primo. I due poli della figura sono separati nel tempo, ma si trovano entrambi nel tempo, come fatti o figure reali; essi sono contenuti entrambi […] nella corrente che è la vita storica.

Con queste parole il grande filologo tedesco Erich Auerbach (1892–1957) descrive il concetto di interpretazione figurale. Gli eventi dell’Antico Testamento sono, così, anticipazione, profezia, prefigurazione del Nuovo Testamento: l’antica Pasqua ebraica, che ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù di Egitto, prefigura la Pasqua cristiana che celebra la Resurrezione di Gesù Cristo e la conseguente liberazione dell’uomo dalla schiavitù della morte e del peccato.

Questo tipo di lettura si applica non solo al rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento, ma si estende anche a personaggi vissuti nell’età cristiana.

 

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