«Non vorrà dir nulla per lei che tutta l’umanità, tutta, dacché se ne ha notizia, ha sempre avuto l’aspirazione a un’altra vita, di là? È un fatto, questo, un fatto, una prova reale».

(Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

 

 

«Abbasso il pirandellismo»

 In un articolo del 15 dicembre 1931 Pirandello si scaglia con rabbia contro la critica letteraria che ha spesso ridotto le sue opere a sistema semplificando la magmatica e voluminosa novità dei suoi testi in definizioni riduttive come «pirandellismo» e «relativismo». Il romanziere così si esprime:

(la mia) opera trova già prevenuti tanto il giudizio della critica quanto l’attesa del pubblico, per colpa di tutte quelle concezioni astratte e stravaganti sulla realtà e la finzione, sul valore della personalità […] che non sono altro se non le deformazioni cristallizzate di due o tre delle mie commedie, di quelle due o tre che sono arrivate per prime a Parigi, proprio al momento in cui il mio nome ha preso il volo: questo nome che, per colmo di sventura, non è nemmeno più il nome, ma è diventato la radice della parola «pirandellismo». Mi si permetta di dire che nessuna delle mie opere, che sono tutte nate al di fuori della tesi e degli apriorismi filosofici, è malata di pirandellismo. […] Mi ribello contro la mia fama e contro il pirandellismo e arrivo fino a dichiarare di essere pronto a rinunciare al mio nome, pur di riconquistare la libertà della mia immaginazione di scrittore.

Le parole di Pirandello sono un chiaro auspicio a rileggere le sue opere in modo nuovo e scevro di pregiudizi.

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