alt«La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione» afferma san Tommaso d’Aquino. E, ancora, sant’Agostino scrive: «Siamo quello che amiamo». La vita è un rapporto, una relazione. Ne I promessi sposi esempio emblematico dell’importanza dell’affettività è la figura di Lucia, ragazza pudica e discreta, ben conscia delle tre figure che sono per lei determinanti nella vita. I volti fondamentali sono la madre Agnese, il fidanzato Renzo e il confessore fra Cristoforo. Altrettanto concreti sono per lei la Madonna e Gesù. Nei momenti di difficoltà, ad esempio quando sarà prima rapita dal Nibbio e dagli altri bravi e, poi, incarcerata nel castello dell’Innominato, invocherà il nome di Maria, chiederà il suo conforto e il suo intervento, finanche facendo voto di non sposarsi più e di consacrarsi solo a Lei se fosse liberata dalle mani di quei violenti. L’atteggiamento morale consiste proprio in questa memoria delle persone care e determinanti nella propria vita.

Ne I promessi sposi Lucia appare per la prima volta alla fine del secondo capitolo, quando Renzo si reca da lei per comunicarle la dilazione del matrimonio. È la mattina stessa delle nozze. Lucia è descritta tutta «attillata dalle mani della madre […] con quella modestia un po’ guerriera delle contadine». Porta «neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura» che si ravvolgono «dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’ raggi d’un’aureola, come ancora usano le contadine nel Milanese». «Intorno al collo» ha «un vezzo di granati alternati con bottoni d’oro a filigrana». Indossa poi «un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami». Si mescolano nella sua figura la grazia acquisita in questi preparativi nuziali e «una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere particolare».

 

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