altAll’alba, seguendo un popolo in festa, l’Innominato giunge al paese e alla casa dove è ospitato il cardinale Federigo, in visita pastorale. E qui avviene l’incontro, insperato, imprevisto, gratuito. «Appena introdotto l’Innominato, Federigo» gli va incontro, con un volto premuroso e sereno, e con le braccia aperte, come a una persona desiderata».

Tra i due grandi, posti l’uno di fronte all’altro, domina all’inizio un silenzio foriero di attenzione e rispetto che prelude ad un colloquio di sguardi. L’Innominato si sente straziato da due sentimenti opposti: la speranza «di trovare un refrigerio al tormento interno» e la vergogna di «venir lì come un miserabile, come un sottomesso, a confessarsi in colpa, a implorare un uomo». L’uomo vecchio (dominato dall’orgoglio, dalla presunzione, dall’istinto a prevaricare sugli altri) è duro a morire. È come se ci fosse una lotta tra l’uomo nuovo insorgente e l’uomo vecchio.

Così, invece, appare al lettore il Cardinale, la cui presenza è di quelle «che annunziano una superiorità e la fanno amare: […] tutte le forme del volto indicavano che in altre età, c’era stata quella  che più propriamente si chiama bellezza; l’abitudine de’ pensieri solenni e benevoli, la pace interna d’una lunga vita, l’amore degli uomini, la gioia continua di una speranza ineffabile, vi avevano sostituita una, dire quasi, bellezza senile, che spiccava ancor più in quella magnifica semplicità della porpora».

 

 

Commenta questo Articolo