Da quest’anno la prova di Italiano dell’Esame di Stato nella Scuola secondaria di primo grado cambia. Il Documento di orientamento per la redazione della prova di italiano nell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo offre alcune indicazioni per la predisposizione delle prove scritte al termine della scuola secondaria di primo grado.

Parte da due premesse. In primis «la Commissione d’esame può liberamente scegliere quali tipologie di prove proporre nell’ambito di quelle previste dalla normativa e può definire le tracce tenendo conto delle indicazioni nazionali e anche delle situazioni specifiche dei singoli istituti scolastici». In secondo luogo, a prescindere dalla scelta della tipologia, la commissione richiama l’attenzione sull’opportunità di insegnare agli studenti la stesura del riassunto.

Quali sono le opzioni tra cui la commissione può scegliere? La tipologia A prevede lo svolgimento di un testo narrativo o descrittivo, ovvero la stesura di un racconto o di una descrizione a partire da indicazioni precise. La tipologia B consiste nell’elaborazione di un testo argomentativo: la prova è molto simile al tradizionale tema. La tipologia C è «la comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico, anche attraverso richieste di riformulazione». Negli esempi troviamo domande sul testo anche a scelta multipla, vero/falso, sostituzione di parole, etc. La quarta possibilità propone una prova strutturata in più parti, riferibili alle prime tre tipologie. Quindi, gli studenti devono dimostrare di aver compreso un brano e devono comporre brevi elaborati a partire dall’argomento.

Apparentemente, la riforma sembra solo sottolineare meglio le competenze richieste in uscita agli studenti e suggerire agli insegnanti un percorso virtuoso per il conseguimento delle stesse. Come sempre, credo che si potrà comprendere la reale portata di questa riforma solo tra qualche anno quando se ne vedranno gli esiti.

Il rischio che si corre in molte scuole è quello di abbandonare definitivamente la difficile strada del tema per proporre la competenza di comprensione di un testo. Certamente, insegnare agli studenti lo svolgimento di un tema è più difficile, richiede sforzi e fatiche maggiori con risultati spesso fallimentari. Gli studenti negli ultimi decenni hanno disimparato a scrivere, conoscono sempre meno la grammatica, la sintassi del verbo, della proposizione e del periodo, leggono sempre meno. Non occorrono le statistiche (che pur sono state offerte in questi anni) a corroborare quanto sto dicendo. Di fronte a questo problema si è deciso di non affrontare con decisione la questione alla radice, ma di offrire un salvagente. I problemi vanno, invece, guardati in faccia, affrontati, non elusi. Il termine «problema» indica, a livello etimologico, «ciò che ci viene messo davanti», rappresenta quindi un aspetto della realtà in cui ci imbattiamo.

Anche vent’anni fa con la riforma della prima prova dell’Esame di Stato della Scuola superiore di secondo grado non si è affrontato il problema della scrittura all’origine. Chi lavorava nel campo della scuola conosceva bene quali fossero i problemi degli studenti: la mancanza di idee e la scarsa competenza ad esprimerle in una forma linguistica corretta e appropriata. In quel caso, il Ministero si è inventato le tipologie A (analisi di testo) e B (stesura di un articolo o saggio breve).

Se gli studenti non sanno scrivere o non sanno cosa scrivere, non si risolve la questione offrendo loro i documenti e trasformando i ragazzi in giornalisti. Il giornalista ricerca la verità, scrive articoli a partire dalle sue indagini, dalle sue passioni, dagli avvenimenti che accadono realmente. Che senso ha che un docente insegni ad un ragazzo ad inventare l’«occasione spinta» per l’articolo, gli fornisca già i documenti che naturalmente indirizzano verso una certa prospettiva e visione? Il compito dell’insegnante non dovrebbe essere quello di far acquisire al ragazzo le capacità retoriche e argomentative cosicché possa esporre le sue tesi?

Se vogliamo che i nostri studenti imparino a scrivere, facciamo scrivere loro due volte a settimana un diario o Zibaldone personale. In un anno inizieremo a vedere i risultati. Ritorniamo al tema che è espressione di una cultura, di una capacità di giudizio e di rielaborazione. Torniamo a scommettere sulle capacità dei ragazzi. Certo questo comporterà un lavoro più oneroso per noi docenti. Ma ne varrà la pena. (Tempi.it del 4-6-2018)

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