recensioni libro tre giorni all'inferno
ARCHIVIO STORICO - "Tre giorni all'Inferno" PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera tre giorni all'infernoIL LIBRO – Quando concepì Dante la stesura della Commedia? Davvero gli ultimi tredici canti del Paradiso erano andati perduti? Qual era la reale visione politica dell'autore? Chi era Beatrice? Perché il sommo poeta si sentiva investito di una missione? L'indagine di Fighera risponde a tante domande e curiosità.
  Soprattutto, però, una domanda attraversa il libro: perché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? Tradotta in tutte le lingue del mondo, essa è apprezzata ovunque. Eppure i dati sullo studio del capolavoro dantesco nelle scuole superiori e nelle università in Italia denunciano già un grave abbandono, a fronte di un interesse da parte del pubblico che non è mai scemato in questi anni. Per questo c'è la necessità di un testo come "Tre giorni all'Inferno" che permetta di affrontare l'intero percorso di Dante (dalla selva oscura alla visione delle stelle dell'emisfero australe) con un'attenzione ai versi del capolavoro, ma, nel contempo, con uno sguardo vivo al significato esistenziale del viaggio che l'autore ci suggerisce di affrontare, oggi, con lui.

  DAL TESTO – "Ma proprio in quella selva «selvaggia e aspra e forte» Dante troverà il bene. In maniera geniale («per trattar del ben ch'i' vi trovai») lo scrittore riflette sul fatto che anche la circostanza più negativa, anche il peccato più bieco dell'uomo sono l'occasione per incontrare la risposta, per scoprire il senso, per essere salvati. Se una persona va in profondità delle circostanze incontra quell'«amor che move il sole e l'altre stelle». La condizione di perdita di senso, di crisi in cui vive Dante è così amara che è molto simile alla morte.
  "Tutti noi nella vita, come Dante all'inizio della cantica dell'Inferno, abbiamo pensato di poter fare a meno di un maestro, vorremmo contare solo sulle nostre forze e sulle nostre energie e salire da soli quel «colle luminoso» che vediamo davanti a noi, che rappresenta la via buona, la verità. Ciascuno di noi ha una ragione che gli permette di distinguere il bene dal male («lume a bene e a male» dirà Dante nel canto XVI del Purgatorio) e, nel contempo, ha quel peccato originale che lo porta a voler essere autonomo. Dante inizia, così, a salire da solo. Guardate il suo realismo nel descrivere quest'azione: «'l piè fermo sempre era 'l più basso»."

Leggi tutto...
 
ALETEIA. Così Dante prendeva in giro i Papi avidi PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera tre giorni all'infernoEcco perché papa Niccolò III, Bonifacio VIII e Clemente V sono finiti nell'Inferno tra i Simoniaci

Dante e i Papi avidi. Ne parla Giovanni Fighera in “Tre giorni all’inferno” (Edizioni Ares). Accade nel cerchio ottavo di Malebolge, raffigurato in chiave comica. Qui risiedono i simoniaci.

Dante era stato accusato di baratteria quando era ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII e per questa falsa accusa sarebbe rimasto in esilio fino alla morte.

Proprio il papa del Giubileo verrà collocato ante litteram tra i simoniaci nel canto XIX. Il papa non è ancora morto al momento dell’ambientazione della Commedia (marzo o aprile del 1300). Il poeta utilizza allora un escamotage per poterlo condannare: fa sì che un altro dannato profetizzi l’arrivo del papa, una volta morto. E questo dannato è un altro pontefice!

CHI SONO I SIMONIACI

I simoniaci sono coloro che hanno approfittato della loro posizione e delle cariche ricoperte per arricchirsi. Raccapricciante è lo scenario che appare a Dante dall’alto del ponte che sovrasta la bolgia. Le anime sono collocate a testa in giù, soltanto le estremità delle gambe fuoriescono dai fori. Le piante dei piedi sono infuocate come quando il fuoco si propaga da una superficie oleosa.

L’INCONTRO CON NICCOLO III

In questa scena avviene il ribaltamento parodistico della realtà. Dante appare davanti a un papa, Niccolò III.

Nella scenetta teatrale il papa è divenuto l’assassino che deve confessare il nome del mandante se vuole evitare la pena della propagginazione cui è condannato. Non sapendo chi sia l’anima di colui che lo invita a parlare, Niccolò III (sul soglio pontificio dal 1277 al 1280) crede che sia già giunto il dannato che è destinato a sospingerlo giù nel foro e a rimanere con le gambe in fuori. E in quel momento che punta l’indice contro Bonifacio VIII.

Così esclama:

[…] Se’ tu già costì ritto,

se’ tu già costì ritto, Bonifazio?

Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se’ tu sì tosto di quell’ aver sazio

per lo qual non temesti

tòrre a ’nganno la bella donna,

e poi di farne strazio?

LA PREDIZIONE DEL FUTURO

Il genio di Dante colloca così tra i simoniaci Bonifacio VIII che sarebbe morto solo nel 1303 e che, all’epoca dell’ambientazione del viaggio, non poteva già trovarsi all’Inferno. Sappiamo che i dannati della Commedia dantesca hanno la facoltà di conoscere il futuro (non quello imminente). Per questo Niccolò III sa dallo scritto del futuro che Bonifacio VIII giungerà all’Inferno nel 1303.

Leggi tutto...
 
IL BLOG ANTIDOTI di Rino Camilleri PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per tre giorni all'inferno giovanni figheraQuand’è che a Dante venne in testa di scrivere la Divina Commedia? E’ vero che gli ultimi tredici canti del Paradiso sono andati perduti? E come descrivevano l’aldilà i grandi autori della letteratura greca e latina? E chi diavolo era veramente Beatrice? Lo sapevate che il capolavoro massimo del genio italico è stato tradotto in tutte le lingue del mondo? E Dante? Ha ragione il cantautore Venditti a chiedersi se «era un fallito, un servo di partito»? E com’è che parteggiava per l’imperatore, visto che era di parte guelfa? Giovanni Fighera risponde a tutto, tranquilli. cfr. Giovanni Fighera, Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares, pp. 176, €. 13).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...
 
"CREDERE". Recensione di TRE GIORNI ALL'INFERNO di Roberto Carnero PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per tre giorni all'inferno giovanni figheraLa Divina Commedia non è soltanto il testo fondativo della lingua e della letteratura italiana, ma anche una straordinaria miniera umana e ideale. I ragazzi a scuola sono attratti dal capolavoro dantesco perché, oltre alla potenza artistica che lo caratterizza, intuiscono la ricchezza di un'"opera-mondo", in cui c'è tutta la realtà umana: dagli aspetti più sublimi a quelli più bassi, lo spirito e la materia, il richiamo dei valori eterni e il rischio della caduta.

Da insegnante di liceo (oltre che da fine esegeta dell'opera di Dante), lo sa bene Giovanni Fighera, il quale nel suo saggio Tre giorni all'Inferno propone un itinerario nell'aldilà, che parte dall'antichità classica e dal senso religioso dei pagani (da Omero a Virgilio, da Cicerone a Lucrezio) per approdare alla certezza cristiana. Ovviamente non dobbiamo leggere la Commedia dantesca come se fosse il Catechismo della Chiesa cattolica, ma possiamo trovare in essa più di uno spunto - spunti spesso acutissimi, quando non addirittura geniali - per riflettere sulla nostra vita, sui sentimenti, sulle passioni, sui valori morali e religiosi.

Sulla scorta dell'agile ma denso libro di Fighera, è possibile leggere la Divina Commedia seguendo l'intinerario dell'autore fiorentino, dal suo smarrirsi nella selva oscura del peccato alla visione beatifica di Dio. Ed è come se lo studioso, ripercorrendo le orme del sommo poeta, invitasse anche noi oggi ad approfondire il significato di quel viaggio oltremondano per quanto esso può suggerire alle nostre esistenze.

Leggi tutto...
 
Recensioni di TRE GIORNI ALL'INFERNO su riviste e quotidiani PDF Stampa E-mail

Risultati immagini per giovanni fighera ares tre giorni all'inferno

RECENSIONI DI TRE GIORNI ALL-INFERNO

su

IL NOSTRO TEMPO,

LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA,

TEMPI,

LIBERO, LA VOCE DELLA ROMAGNA.

Per leggerele clicca il link sotto

 

http://ares.mi.it/products-tre-giorni-allinferno-648.html

 

Leggi tutto...
 
LIBERO. "A spasso per l’Inferno per scoprire che Dante resta sempre attuale" di Silvia Stucchi PDF Stampa E-mail

altMai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

Mai co­me in que­sti an­ni si ri­va­lu­ta­no i no­stri clas­si­ci. E do­po tan­te lec­tu­rae Dan­tis e tra­smis­sio­ni tv, ora Gio­van­ni Fi­ghe­ra pro­po­ne Tre gior­ni all’In­fer­no. In viag­gio con Dan­te (Ares, pp. 176, eu­ro 13). L’au­to­re è do­cen­te li­cea­le, gior­na­li­sta, blog­ger, sag­gi­sta, ma l’Ali­ghie­ri esal­ta la sua vo­ca­zio­ne più au­ten­ti­ca, quel­la di in­se­gnan­te. Co­sì, con lin­guag­gio pia­no ma ri­go­ro­sis­si­mo, de­li­nea un per­cor­so nell’In­fer­no che po­treb­be be­nis­si­mo es­se­re un per­cor­so di­dat­ti­co.

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re

La strut­tu­ra e per­si­no l’im­pa­gi­na­zio­ne del te­sto, non sof­fo­ca­to da sel­ve di note, in­vo­glia­no al­la let­tu­ra, la mo­le di da­ti si com­bi­na a os­ser­va­zio­ni che non vo­glio­no, ba­nal­men­te, at­tua­liz­za­re Dan­te, ma ne ri­ve­la­no la pro­fon­da uma­ni­tà e il suo es­se­re, in fon­do, an­che no­stro con­tem­po­ra­neo. Dan­te, in­fat­ti, uo­mo del Me­dioe­vo, è sem­pre at­tua­le, per­ché i pro­ble­mi al cen­tro del­la Com­me­dia so­no an­che i no­stri: l’ur­gen­za del Bel­lo e del Ve­ro; il ti­mo­re di non rac­con­ta­re tut­ta la ve­ri­tà; il do­ve­re di fa­re scel­te dif­fi­ci­li. Co­me ci ri­cor­da l’au­to­re, per com­pie­re il no­stro cam­mi­no e rea­liz­za­re il no­stro de­si­de­rio di be­ne e fe­li­ci­tà, ser­ve un aiu­to, un in­con­tro che ci se­gni (co­me Bea­tri­ce e Vir­gi­lio per Dan­te), dun­que che ci in­se­gni a ele­var­ci. E co­sì, pas­sa­ti in ras­se­gna i prin­ci­pa­li per­so­nag­gi dell’In­fer­no (Pao­lo e Fran­ce­sca, Fa­ri­na­ta, Pier del­le Vi­gne, Bru­net­to La­ti­ni ecc.), que­sto viag­gio si fa leg­ge­re con pia­ce­re, sor­pre­sa e ri­fles­sio­ne. (pubblicato su LIBERO del 12-7-2016)

Leggi tutto...
 
PEARSON. Silvia Cavalli recensisce TRE GIORNI ALL'INFERNO PDF Stampa E-mail

altItinerario nella prima cantica in compagnia di Giovanni Fighera

Non si tratta di riattualizzare la Commedia, in questione non è la capacità che il maggior poema della letteratura italiana ha di trasmettere qualcosa a chi lo legge: sono passati sette secoli da quando Dante ha posto mano alle sue terzine, eppure ancora oggi siamo affascinati da quel mondo ultraterreno, dalla forza visionaria della sua poesia, dalla luce sul destino di ogni uomo che le tre cantiche dantesche continuano a proiettare.

Giovanni Fighera, autore di Tre giorni all’Inferno. In viaggio con Dante (Ares, Milano 2016, pp. 176, € 13), sa che è superfluo fare un discorso apologetico sulla Commedia e sceglie una strada diversa: quella di un commento agile, che incrocia fonti e riferimenti della cultura medievale, qui e là intersecandoli con riflessioni sulla mentalità dell’uomo contemporaneo. Dante siamo noi – sembra volere suggerire – ma non dobbiamo dimenticarci che è il XIII secolo ad alimentare il suo immaginario.

Il punto di partenza è la scuola. Già, perché tra i banchi degli istituti superiori e dei licei Dante tende a essere dimenticato. Come ricorda Fighera nella premessa al suo volume, quando, nel 2005 e nel 2007, alla prima prova dell’esame di Stato è stata proposta agli studenti l’analisi e il commento di due passi tratti dalla Commedia, il risultato non è stato incoraggiante: sono stati in pochi a scegliere il tema. Colpa del poco tempo dedicato alla studio del poema dantesco nei programmi scolastici, colpa forse anche del fatto che alla Maturità ci si aspetta di confrontarsi con autori del Novecento. Ogni anno si contano infatti le ricorrenze: nel 2015 erano trascorsi cent’anni della Grande Guerra e settantacinque dalla Liberazione (infatti, puntuale, è stata stilata una traccia sul racconto della Resistenza di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno); quest’anno si festeggiano settant’anni dalla nascita della Repubblica, centoventi da quella di Eugenio Montale, ottanta dalla morte di Luigi Pirandello e cinquanta da quella di Elio Vittorini, ma fino al 2018 ricordiamo che c’è ancora tempo perché sia assegnato un testo sulla prima guerra mondiale con autori come Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti o Giuseppe Ungaretti.

E Dante? Il padre della lingua italiana sembra essere stato messo sempre in disparte, come se lo studio della Commedia non fosse indispensabile oppure come se fosse troppo complesso addentrarsi nel mondo ultraterreno che si spalanca di fronte alla mente del lettore. Se ci sembra difficile accostarsi a qualcosa che ci appare lontano per mentalità e cultura (Dante è un uomo del Medioevo, non dimentichiamolo), forse quello di cui abbiamo bisogno per superare le nostre resistenze è proprio trascorrere “tre giorni all’Inferno” con le pagine Giovanni Fighera.

 

Leggi tutto...
 
TRE GIORNI ALL'INFERNO SU "STUDI CATTOLICI" PDF Stampa E-mail

alt«Perché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? La Commedia ci spalanca una finestra sulla vita e sull’uomo di oggi, come del passato. Avvertiamo una comunione universale tra noi moderni e gli antichi, tra la nostra e la loro aspirazione alla salvezza, alla felicità e all’eternità. Ci accorgiamo che l’antico Dante sa esprimere noi stessi meglio di quanto sappiamo fare noi». Così sulla Nuova BussolaQuotidiana del 27 aprile Giovanni Fighera presenta il suo ultimo

saggio, Tre giorni all’inferno. In viaggio con Dante (EdizioniAres, Milano 2016, pp. 176, euro13), che è stato segnalato e recensitosia da Tempi del 16 e 30 marzosia dal Nostro tempo del 17aprile e sui siti Lafolla.it il 5 aprilee Ladiscussione.com il 10 aprile,in cui si evidenzia che il libro«permette di affrontare l’interopercorso di Dante con un’attenzioneai versi lirici, ma, nel contempo,con uno sguardo vivo al significatoesistenziale del viaggio chel’autore ci suggerisce di affrontare,oggi, con il grande maestro fiorentino.In definitiva intraprendendoquesto cammino con Dante, ilSommo Poeta si fa per il lettoreguida e coscienza attente al bello,al buono e al vero, così come Virgilioe Beatrice lo furono per lui». (studi cattolici giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...
 
TRE GIORNI ALL'INFERNO SU "STUDI CATTOLICI" PDF Stampa E-mail

alt«Perché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? La Commedia ci spalanca una finestra sulla vita e sull’uomo di oggi, come del passato. Avvertiamo una comunione universale tra noi moderni e gli antichi, tra la nostra e la loro aspirazione alla salvezza, alla felicità e all’eternità. Ci accorgiamo che l’antico Dante sa esprimere noi stessi meglio di quanto sappiamo fare noi». Così sulla Nuova BussolaQuotidiana del 27 aprile Giovanni Fighera presenta il suo ultimo

saggio, Tre giorni all’inferno. In viaggio con Dante (EdizioniAres, Milano 2016, pp. 176, euro13), che è stato segnalato e recensitosia da Tempi del 16 e 30 marzosia dal Nostro tempo del 17aprile e sui siti Lafolla.it il 5 aprilee Ladiscussione.com il 10 aprile,in cui si evidenzia che il libro«permette di affrontare l’interopercorso di Dante con un’attenzioneai versi lirici, ma, nel contempo,con uno sguardo vivo al significatoesistenziale del viaggio chel’autore ci suggerisce di affrontare,oggi, con il grande maestro fiorentino.In definitiva intraprendendoquesto cammino con Dante, ilSommo Poeta si fa per il lettoreguida e coscienza attente al bello,al buono e al vero, così come Virgilioe Beatrice lo furono per lui». (studi cattolici giugno 2016)

 

 

 

 

 

 

 

Leggi tutto...
 
La selva oscura e il bene che Dante vi ha trovato PDF Stampa E-mail

altIncipit Comedìa Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus. Questo è, in realtà, il titolo di una delle opere più grandi celebrate nella storia della letteratura. «Comedìa» (o «commedia» nel linguaggio odierno) allude al genere letterario del capolavoro, caratterizzato sia dall’inizio difficile e dalla conclusione felice che dalla commistione di linguaggi e di toni eterogenei. Questo almeno spiega Dante nella Epistola che invia a Cangrande della Scala. L’aggettivo «divina» viene aggiunto più tardi da un’altra Corona fiorentina, quel Giovanni Boccaccio che intende così distinguere la sua commedia «umana», il Decameron, da quella ben più alta e celestiale dantesca, che oltre a rappresentare il Cielo dalla Terra riesce a descrivere la terra sub specie aeternitatis, cioè dal punto di vista dell’eterno.

Vogliamo offrire solo un’avvertenza per la lettura. Non bastano l’apparato critico, le note, la parafrasi. Dante ci ha avvisato nel Convivio che un’opera di carattere sacro deve essere letta su quattro livelli: il letterale, l’allegorico, il morale e l’anagogico. Troppo spesso ci si limita nelle scuole a capire la lettera del testo dantesco e l’allegoria (il significato nascosto), senza la preoccupazione di intendere quello che Dante scrive per la nostra felicità (significato morale) e per la nostra salvezza (livello anagogico). Per ritornare a leggere la Commedia occorre un io che sia risvegliato e assetato di domanda di vita e di significato, che sia desideroso di «divenire del mondo esperto/ e de li vizi umani e del valore», che riscopra che la natura umana non è fatta come quella delle bestie, ma «per seguir virtute e canoscenza».

L’avventura che proporremo in questi capitoli sarà quella di seguire Dante nella proposta del viaggio della vita. Siamo a Gerusalemme, considerata all’epoca al centro dell’ecumene, tra le colonne d’Ercole (stretto di Gibilterra) e il Gange. L’alba del 25 marzo o del 7 aprile è il momento in cui inizia la storia di Dante nella selva oscura: il 25 marzo è il venerdì santo per eccellenza (quello in cui la morte di Cristo coincide con l’incarnazione), l’8 aprile è, invece, la data del venerdì santo nel 1300. Il viaggio si dispiega per un’intera settimana tra i tre regni.

 

Leggi tutto...
 
LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA. Tre giorni all’Inferno, in compagnia di Dante e Virgilio PDF Stampa E-mail

altPerché dovremmo leggere la Commedia a settecento anni dalla sua composizione? Il capolavoro dantesco può ancora parlare a noi uomini del terzo millennio? Nell’Epistola a Cangrande della Scala Dante scrive che ha composto la Commedia per «allontanare gli uomini dalla condizione di miseria/peccato/infelicità e accompagnarli alla situazione di felicità/beatitudine». Il poema è stato scritto perché potessimo intraprendere il viaggio verso la felicità e la salvezza eterna. 

La Commedia parla dell’uomo, della vita, e lo fa con la potenza e la capacità di comunicazione del genio proprio di Dante. Se tutti sono colpiti dalle parole cortesi di Francesca, dalla forza d’animo di Farinata e dal suo desiderio di «ben far», dall’ardore di conoscenza di Ulisse è perché il poeta racconta storie che testimoniano il cuore dell’uomo di ogni tempo.  La Commedia ci spalanca una finestra sulla vita e sull’uomo di oggi, come del passato. Avvertiamo una comunione universale tra noi moderni e gli antichi, tra la nostra e la loro aspirazione alla salvezza, alla felicità e all’eternità. Ci accorgiamo che l’antico Dante sa esprimere noi stessi meglio di quanto sappiamo fare noi, così come il maestro Virgilio nel viaggio sa intendere il discepolo meglio di quanto questi sappia fare. 

Consigliamo a tutti di intraprendere il viaggio con Dante, di iniziare a guardare la profondità del proprio animo e la capacità di male. Dobbiamo guardare la selva oscura in cui ci troviamo, la solitudine del mondo, il non senso che percepiamo nelle nostre giornate. Ogni uomo, quando si trova in difficoltà, vorrebbe risolvere il problema da solo e salire il colle luminoso, la strada giusta, che lui ha visto con i suoi occhi. Da soli, però, non possiamo farcela, perché roviniamo «in basso loco». Allora accade un imprevisto, un incontro che ci salva dalla selva oscura. Dante scrive: «Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,/ dinanzi a li occhi mi si fu offerto/ chi per lungo silenzio parea fioco./ Quando vidi costui nel gran diserto,/ «Miserere di me», gridai a lui». 

La mendicanza è l’atteggiamento più vero che spalanca alla possibilità di salvezza. Da questo atteggiamento scaturisce la possibilità di iniziare a guardare la realtà in maniera più vera, non a partire da quello che abbiamo in mente in noi, ma da quanto è più buono, così come Virgilio dice a Dante nel canto primo: «A te convien tenere altro viaggio/ […] se vuo’ campar d’esto loco selvaggio». La proposta che Virgilio fa a Dante è di seguirlo, di stare in sua compagnia. Così, dopo che Dante è ancora preso dalla paura, anche nel secondo canto quando è convinto di non essere all’altezza, o nel terzo canto quando deve varcare la porta sopra alla quale compare l’epigrafe spaventosa («Per me si va nella città dolente»), Virgilio lo prende per mano «con lieto volto» e lo introduce alle «secrete cose». 

Nel Dante che vuole salire il colle luminoso da solo, all’inizio dell’Inferno, ci ritroviamo noi tutti. Dobbiamo sperimentare che da soli non riusciamo a salire e dobbiamo come Dante mendicare e gridare «Miserere di me». Per grazia incontriamo una compagnia umana che ci salva dalla selva oscura, con cui poter intraprendere il viaggio di salvezza.  Non c’è verso della Commedia in cui non si respiri l’esperienza e la fatica di uomini che vogliono fare da soli e rifiutano la luce di Dio o di uomini che, invece, si lasciano abbracciare dall’amore e dalla grazia. La Commedia offre una perla di saggezza dopo l’altra, che derivano dall’esperienza di vita dell’autore, che documentano e illuminano il nostro al di qua, prima dell’aldilà. 

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 2

Condividi sui Social Network

In viaggio con Dante verso le stelle

radio-maria

Il sugo della storia

Il sugo della storia

Maturità 2013

maturità 2013

Maturità 2014

2014_maturita

I promessi sposi

i-promessi-sposi

Divina Dommedia

divina-commedia

Riviste e quotidiani

Avvenire

logo tempi

 

 

 

il sussidiario

 la bussola

la-nuova-bussola-quotidiana



clandestino

studi cattolici

fogli

 

 

il-timone

studi-danteschi