recensioni libro Il matrimonio di Renzo e Lucia
Qual è il sugo della storia? Moralismo di Renzo e fede di Lucia a confronto PDF Stampa E-mail

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Giovanni Fighera, autore di Il matrimonio di Renzo e Lucia. Invito alla lettura de “I promessi sposi” (Itaca), incontra i lettori presso la libreria del Meeting lunedì 24 e martedì 25 dalle 17 alle 18:30.

 

Da quanto si legge nell’ultima pagina del romanzo, comprendiamo che diverso è l’atteggiamento di Renzo e Lucia nei confronti degli eventi vissuti: quest’ultima, più discreta e meno moralista, mossa da una fede e da un abbandono totale al Mistero e a Dio, custodisce e medita l’accaduto in cuor suo senza eccessivi entusiasmi, mentre lo sposo racconta a chiunque le loro esperienze soffermandosi sulle lezioni imparate: – Ho imparato... a non mettermi nei tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardar con chi parlo: ho imparato a non alzare troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che ne possa nascere. Insomma, Renzo fa il moralista, si pone di fronte all’accaduto con uno sguardo tutto proteso su di sé più che sul Mistero di Chi fa tutte le cose, sforzandosi di migliorare e cambiare per non ripeter più gli errori commessi. La visione di Renzo appare agli occhi di Lucia parziale, in quanto perché l’esperienza ci insegna che spesso quanto accade non è conforme ai nostri progetti e alle nostre aspettative, anche quando il nostro comportamento è stato dettato dal buon senso: – E io – disse un giorno al suo moralista – cosa volete che abbia imparato? Io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercare me. Quando non voleste dire – aggiunse, soavemente sospirando, – che il mio sproposito sia stato quello di volervi bene, e di promettermi a voi.

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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA. "Un capolavoro sul fidanzamento". Parola di Papa PDF Stampa E-mail

altL'autore Giovanni Fighera incontrerà i lettori presso la Libreria del Meeting di Rimini lunedì 24 e martedì 25 agosto, dalle ore 17 alle 18.30.

Papa Francesco ha sorpreso tutti proponendo il romanzo come un’opera formativa sul fidanzamento: «In Italia avete un capolavoro sul fidanzamento, non lasciatelo da parte, i giovani debbono leggerlo […]. È un capolavoro dove si racconta la storia dei fidanzati che hanno subito tanto dolore, hanno fatto una strada di tante difficoltà, fino ad arrivare alla fine al matrimonio. Non lasciate da parte quest’opera, andate avanti a leggerla e vedrete la sofferenza e anche la fedeltà di questi fidanzati».

Di tutto si era scritto sul romanzo, l’opera era stato letta come l’epopea della provvidenza, il romanzo sugli umili, un testo in cui il Seicento diventa il protagonista assoluto, l’emblema dei potenti che schiacciano gli umili. L’elenco delle interpretazioni potrebbe non finire mai. In realtà, il romanzo parla a chi gli pone le giuste domande, al ragazzo che è in attesa che l’amata accondiscenda al suo amore, al padre che vede crescere i propri figli e si domanda cosa sia importante offrire loro, a due sposi che vedono trascorrere il tempo e si chiedono quale sia il senso della loro storia, ad un uomo maturo che si sente sulla strada sbagliata e vorrebbe capire come possa seguire il suo vero sogno. I promessi sposi raccontano della nostra vita, della morte, del desiderio di eterno in mezzo al limite della storia. 

I promessi sposi non è soltanto il romanzo più importante che sia stato scritto nella nostra letteratura, ma rappresenta in forma concreta e incarnata il genio del cristianesimo. Bisogna riscoprire, però, la bellezza de I promessi sposi a partire dalla conversione, dai due pilastri della vicenda (Gertrude e l’Innominato) tenendo conto del sugo della storia e da quanto accade dopo il matrimonio. Soprattutto bisogna partire dal percorso di fede e dalla conversione dello scrittore.

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TEMPI. Recensione de IL MATRIMONIO DI RENZO E LUCIA PDF Stampa E-mail

altPerché leggere ancora oggi I promessi sposi? I classici sanno esprimere quello che anche noi viviamo e proviamo, perché parlano dell’uomo, della vita, e lo fanno con la potenza e la capacità di comunicazione proprie dei grandi scrittori. Il romanzo risponde a chi gli pone le giuste domande, al ragazzo che è in attesa dell’amore della sua vita, a due fidanzati che si preparano alle nozze (come ha ricordato recentemente papa Francesco), a padri e madri che vedono crescere i propri figli, a due sposi che si chiedono quale sia il senso della loro storia. I promessi sposi raccontano della vita, della morte, del desiderio di eterno che alberga nel cuore dell’uomo nonostante tutti i limiti e le ingiustizie della storia. Giovanni Fighera con Il matrimonio di Renzo e Lucia (Itaca, 160 pagine, 12 euro) si propone di far incontrare e conoscere meglio Alessandro Manzoni e il suo capolavoro, oltre che per mezzo dei testi letterari, anche attraverso le lettere inviate ad amici, familiari, intellettuali e persino a papi. La rilettura del romanzo avviene a partire dal tema centrale (la conversione), dai due pilastri della vicenda (Gertrude e l’Innominato) tenendo conto del sugo della storia e da quanto accade dopo il matrimonio. Particolare attenzione è riservata alla religiosità del romanzo, ai personaggi e alla loro umanità. L’autore intende sottolineare anche la comicità di vicende e protagonisti facendo emergere, di volta in volta, le gradazioni del comico prevalenti. La ricerca e l’indagine di Fighera cerca, poi, di rispondere a tante domande e curiosità: l’Innominato fu davvero un parente del Manzoni? La monaca di Monza morì in odore di santità? Cosa raccontano gli atti del processo a suor Virginia de Leyva? Qual è la storia della colonna infame? Chi furono gli untori? Cosa scrive Manzoni sulla sua conversione? Qual è il Manzoni privato che emerge dalle lettere? Quale è il suo testamento spirituale?

 

 

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TEMPI.IT. Imparare a leggere “I promessi sposi” per imparare il genio del realismo cristiano PDF Stampa E-mail

altRECENSIONE SU TEMPI.IT.

 

Giovanni Fighera mi ha fatto venire in mente un’idea bislacca. I Promessi sposi bisognerebbe iniziare a leggerli dalla fine, cioè dal capitolo in cui Alessandro Manzoni rifugge l’happy end e spiega che «il sugo della storia» non è un retorico «e vissero felici e contenti» e nemmeno un generico richiamo a comportarsi con decoro onde fuggire i guai, quanto piuttosto leggere tutto in una prospettiva di fede, unico criterio per accettare ogni cosa, anche in male, in un’ottica di metànoia e redenzione.

Sano e duro realismo cristiano, insomma. Ed è interessante, come lo stesso Fighera racconta nel suo recente Il matrimonio di Renzo e Lucia. Invito alla lettura dei promessi sposi (Itaca, già al Meeting di Rimini), che nessuno conosca il finale del capolavoro manzoniano. «Sulla base della mia esperienza personale – scrive Fighera, che nella vita è insegnante – posso affermare che ancora nessuno studente sia riuscito a riferirmi con esattezza l’epilogo, quando mi accingo ad affrontare Manzoni al triennio con ragazzi che dovrebbero aver già letto I promessi sposi al biennio. Le risposte che più si sono avvicinate, per la verità, sono state queste: “Il romanzo prosegue per poco e Renzo e Lucia hanno dei figli”, oppure: “I due protagonisti non sono così contenti”. Tutto qui?».

Il nostro collaboratore e appassionato docente ha ragione: tutto qui? Se fosse solo questo, cioè la narrazione di una parabola ascetica, in cui le vicende dei protagonisti suggeriscono al lettore una conclusione “moralista” – è il rimprovero che rivolge Lucia a Renzo nelle ultime pagine – I promessi sposi perderebbero tutto il loro fascino. Che, invece, come nota giustamente Fighera, risiede nell’illustrare come anche il male possa essere redento attraverso la fede e il sacrificio personale. Basta così poco, basta accettare il fatto che «Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!» (Lucia all’Innominato). Basta, insomma, convertirsi, come sottolinea a più riprese il nostro, scavando nei due episodi centrali del romanzo, quello della Monaca di Monza e dell’Innominato, appunto.

 

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Papa Francesco: perché leggere I promessi sposi PDF Stampa E-mail

altPapa Francesco all’udienza di mercoledì 27 maggio 2015 in Piazza San Pietro: «In Italia avete un capolavoro sul fidanzamento, non lasciatelo da parte, i giovani debbono leggerlo […]. È un capolavoro dove si racconta la storia dei fidanzati che hanno subito tanto dolore, hanno fatto una strada di tante difficoltà, fino ad arrivare alla fine al matrimonio. Non lasciate da parte quest’opera, andate avanti a leggerla e vedrete la sofferenza e anche la fedeltà di questi fidanzati».

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