recensioni libro felicità
Il primo capitolo di Che cos'è, dunque, la felicità, mio caro amico? PDF Stampa E-mail

Capitolo Primo

L’animo umano e la domanda di felicità

Un personaggio del romanzo di I. Turgenev Padri e figli,  Odincova, chiede all’amico Bazarov perché “anche quando godiamo, ad esempio, di una musica, di una buona serata, della  conversazione con gente simpatica, perché tutto ciò sembra piuttosto un’allusione a non so che smisurata felicità che esiste in qualche luogo, anziché una felicità reale, cioè, tale che la possediamo noi”[1].

Per provare a rispondere alla sua domanda dobbiamo tentare di impostare bene il problema della felicità, ovvero risalire alla natura dell’animo umano. Partiremo, quindi, dall’analisi che G. Leopardi conduce sulla questione.

Pochi autori, infatti,  sono stati così lucidi nel descrivere la natura del nostro animo, assetato di una felicità piena, assoluta, infinita, proprio perché il nostro animo è “capacità di Infinito”. Noi abbiamo un cuore (nel senso biblico del termine), ovvero un complesso di esigenze originarie (l’esigenza di felicità, di amore, di giustizia, di bellezza) per cui ciascuno di noi è attratto dal bello, dal vero, dal giusto, dal bene, almeno quando siamo nella nostra posizione più autentica e vera. È questo cuore che ci fa sobbalzare all’ascolto della sinfonia n. 40 di Mozart, che ci fa provare un sentimento di ebbrezza e, nel contempo, inquietudine alla rappresentazione del Don Giovanni alla Scala o che, ancora, ci fa rimanere in estasi, presi da ammirazione e tremore, di fronte alla Cappella Sistina. È sempre questo cuore che ci fa palpitare alla vista di un tramonto o di un cielo stellato o al ritorno dal lavoro della donna a cui ci siamo uniti per tutta la vita. È sempre questo cuore che  ci fa restare rapiti di fronte alle parole pronunciate con verità da qualcuno che magari mai avevamo incontrato prima: il nostro cuore, infatti, coglie la corrispondenza tra quanto desidera e quanto incontra.

 

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Recensione di "La civiltà cattolica" di F. Castelli PDF Stampa E-mail

In una lettera del 23 giugno 1823 all'amico belga A. Jacopssen, Leopardi poneva questi interrogativi: "Che cos'è dunque la felicità, mio caro amico? E se la felicità non c'è, che cos'è dunque la vita?" (p. 141). Da queste battute prende lo spunto l'autore per proporre il problema della felicità, le risposte date ad esso  ed indicare alcune linee di percorso per una rispsota soddisfacente.  la sua preparazione letteraria (è professore di italiano e di latino in un liceo) gli permette puntuali e felci carrellate letetrarie sì che il volume abbia scioltezza e ricchezza di contenuto. Ed è da notare subito che le molte citazioni che lo caratterizzano sono di prima mano, scelte e convincenti. 

 

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Recensione del settimanale Tempi. La letteratura che dialoga con Leopardi PDF Stampa E-mail

Giovanni fighera fa l'insegnante di italiano e Latino in un liceo classico e scientifico di Milano. Inoltre, sempre in città, collabora con il dipartimento di Filologia moderna dell'Università degli studi. Con il libro "Che cos'è dunque la felicità mio caro amico?" il professore propone un originale e intenso percorso ed esistenziale, partendo proprio dalla questione introdotta dal titolo che è poi la prima parte della domanda che Giacomo Leopardi rivolge all'amico belga Jacopssen. che si completa così: "E se la felicità non esiste, che cos'è dunque la vita?".

 

 

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Recensione - Avvenire 08 PDF Stampa E-mail

 


clicca qui  per vedere la recesione pubblicata su Avvenire, settembre 2008 (file pdf).

 
Recensione - Il Corriere del Sud-Ovest milanese PDF Stampa E-mail

Vedi la recensione del Corriere del Sud-Ovest milanese

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