Le frasi che introducono la comparsa della donna rivelano la sua naturacristofora: Beatrice è portatrice di Cristo, è accompagnatrice dell’uomo versoDio. Il poeta ha portato a compimento l’intuizione della donna angelo propriadel Dolce Stil Novo.

Se in Guinizzelli e nella prima produzione dantesca ancora esisteva il rischio dell’idolatria dell’amore, ora è chiaro come la visione dell’amore sia stata del tutto purificata e la donna appaia come compagnia verso Cristo, segno dell’amore di Dio per noi. La stessa bellezza si manifesta ora pienamente nella sua natura rivelatrice della verità e della carità. La bellezza di Beatrice è via per accedere a Dio.

Quando Dante comprende di trovarsi di fronte alla donna amata, si volta per guardare in volto il maestro Virgilio e dirgli:

E lo spirito mio, che già cotanto 
tempo era stato ch’a la sua presenza 
non era di stupor, tremando, affranto,                           36

sanza de li occhi aver più conoscenza, 
per occulta virtù che da lei mosse, 
d’antico amor sentì la gran potenza.                             39

Tosto che ne la vista mi percosse 
l’alta virtù che già m’avea trafitto 
prima ch’io fuor di puerizia fosse,                                  42

volsimi a la sinistra col respitto 
col quale il fantolin corre a la mamma 
quando ha paura o quando elli è afflitto,                      45

per dicere a Virgilio ‘Men che dramma

di sangue m’è rimaso che non tremi:

conosco i segni de l’antica fiamma’.

Questo è l’estremo omaggio che il poeta porge al maestro avvalendosi dei versi che Virgilio aveva utilizzato nell’Eneide per descrivere la nuova passione di Didone, che, perso Sicheo, dopo tanti anni si innamora di Enea. A questo punto, Dante viator fa l’amara scoperta:

[…] Virgilio n’avea lasciati scemi

di sé, Virgilio dolcissimo patre,

Virgilio a cui per mia salute die’mi.

Tre volte compare il nome «Virgilio», un numero particolare, dal valore sacrale. Il maestro se n’è andato senza un abbraccio, disdegnando i lunghi addii, senza profusione di lacrime. Lo ha lasciato in compagnia della nuova maestra che lo accompagnerà nel cammino verso l’alto e verso Dio. Le lacrime sgorgano sulle guance di Dante, nonostante il poeta sia giunto nel luogo della felicità terrena, l’Eden. A questo punto interviene Beatrice e le sue parole sono molto distanti da quelle che noi ci aspetteremmo. Sono dieci anni che lei è salita in Cielo.Se abbiamo pensato che le sue prime parole rivolte a Dante sarebbero state pronunciate con tenerezza e dolcezza, ci siamo sbagliati. Il tono con cui lei parla ha il sapore dell’aspro rimprovero:

«Dante, perché Virgilio se ne vada,

non pianger anco, non pianger ancora;

ché pianger ti conven per altra spada».

Al lettore non sfuggirà che compare per ben tre volte il verbo «piangere», ma soprattutto è la prima e unica volta che ci imbattiamo nel nome di Dante in tutta la Commedia, un’apostrofe non certo casuale.

             Solo nell’incontro con qualcuno che ci abbraccia così come siamo,possiamo anche noi abbracciarci e così conoscerci, solo nell’incontro con Dio,padre amoroso, incominciamo a capirci. È esperienza per noi di tutti i giorni:solo in un affetto si conosce veramente! È solo grazie ad un affetto profondo che l’uomo può conoscersi e pronunciare, così, il proprio nome. Anche nel Perceval di Chretien de Troyes il nome del protagonista ci viene svelato  solo al verso 3575 dopo che lui ha compreso lasua vocazione grazie  all’incontro  nel bosco con un cavaliere dall’armatura baluginante; in seguito, apprenderà il suo mestiere attraverso l’educazione di un maestro alla corte di Re Artù.

            Il tono di Beatrice rimane duro anche nelle battute successive rivolte a Dante:

«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.

Come degnasti d’accedere al monte?

non sapei tu che qui è l’uom felice?».

Come mai, chiede la donna, tu, o Dante, sei triste anche se ti trovi nel Paradiso terrestre, dove l’uomo è di solito felice? L’aspro rimprovero di Beatrice fa sì che gli angeli le chiedano perché lo avvilisca in tal modo. 

Il tono di Beatrice, che da dieci anni non ha visto Dante, appare duro nelle parole e nelle battute rivolte al poeta. Gli angeli sono così colpiti dall’atteggiamento di lei che le chiedono perché lo avvilisca in tal modo: «Donna, perché sì lo stempre?». 

Allora Beatrice sintetizza tutta la storia della Vita nova.

Per breve tempo lei lo ha sostenuto con la sua compagnia, fintantoché fu in vitafino al 1290. Quando salì in Cielo e la sua bellezza aumentò di fronte allagloria di Dio, invece di essere conquistato maggiormente, Dante si allontanò esi dimenticò di lei. Non servì a nulla il fatto che Beatrice cercasse più voltedi andargli in soccorso e di impetrare grazie per lui. Dante cadde così inbasso che per salvarlo la Vergine Maria ricorse alla strategia di cui siamovenuti a conoscenza nel secondo canto dell’Inferno,cioè la Madonna ricorse a santa Lucia (a cui il poeta era particolarmente devoto) che, a sua volta, chiese l’intervento di Beatrice stessa. Ora ènecessario che, prima che dimentichi il male compiuto bevendo dell’acqua del Leté, Dante sia profondamente contrito per il peccato. Soltanto a quel punto,Dante verrà immerso nelle acque del fiume. Ora, finalmente ricondotto dinanzi aBeatrice, ammirando tutta la sua bellezza, il poeta rimane in estasi.

            Siamo ormai giunti agli atti finali del Purgatorio.

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